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 2026  aprile 13 Lunedì calendario

Uffizi, un caso le porte chiuse dopo gli hacker: «Rischio sicurezza per lavoratori e visitatori»

Nel Tunnel del Vento, uno dei passaggi che collegano il Giardino di Boboli al cortile di Palazzo Pitti, una gigantesca porta che apriva a uno scalone monumentale è ora sbarrata da assi di compensato. Dopo il clamoroso furto al museo del Louvre di Parigi, dove ad ottobre sono stati portati via gioielli storici per 88 milioni di euro, e dopo il pesante attacco hacker che ha colpito gli Uffizi il primo febbraio scorso, i vertici delle Gallerie sono corsi ai ripari sbarrando con mattoni o assi di legno le porte delle zone più vulnerabili del museo, oltre a aumentare vigilanti e telecamere di sicurezza. 
Decisioni, emerge dagli Uffizi, che non sarebbero state prese in modo unilaterale del museo, bensì concordate con Prefettura, Questura, polizia scientifica e postale, in attesa di un piano strutturato da delineare in un nuovo vertice sulla sicurezza che verrà fatto nei prossimi giorni.
Ma quei «tamponamenti» a colpi di legno o mattoni non sono senza strascichi. Perché i sindacati hanno chiamato in causa il direttore delle Gallerie degli Uffizi Simone Verde e lo incontreranno martedì, «per chiedere chiarimenti sul perché le chiusure siano state fatti prima di predisporre un nuovo piano di sicurezza antincendi, anziché dopo, e forse anche per chiedere che alcune di quelle porte vengano smurate, perché ci sono situazioni delicate per la sicurezza dei visitatori e del personale», spiega il sindacalista della Uil Massimo Schembri. 
Gli fa eco Giovanni Golino per la Cgil: «Si può discutere qualsiasi misura, ma non sull’onda dell’emotività, in modo attento e condiviso. Le cose vanno fatte nel giusto ordine: prima si pianifica, poi si fanno le opere necessarie». Insomma, per i sindacati la sacrosanta tutela delle opere non può però ignorare la sicurezza di personale e visitatori.
Del resto, che agli Uffizi ci sia qualcosa da rivedere appare evidente due piani sopra il Tunnel del Vento, nella Galleria di Arte Moderna dove l’accesso allo scalone che scende fino alla porta oggi bloccata è a sua volta chiuso. Non si tratterebbe di una scelta recente, sta di fatto che la Galleria adesso ha un’unica entrata-uscita. E se le sale sono piene di estintori, non c’è invece alcuna piantina che illustri la strada da percorrere verso la via di fuga.
«Perché fa queste domande?», è la risposta piccata del personale quando lo si interroga su questa mancanza, mentre dai vertici degli Uffizi sul punto arriva un no comment.
Di porte chiuse, con mattoni o assi, nella fretta successiva all’attacco hacker di inizio febbraio, ce ne sono anche nel Corridoio Vasariano, mentre nel corpo principale degli Uffizi è l’affollatissima sala con la Venere e la Primavera di Botticelli ad avere un bel cartello di «lavori in corso» davanti alla porta chiusa delle (altre) sale del Botticelli, con tanto di un pannello di compensato piazzato a una finestra e visibile dall’esterno, anche se in questo caso si tratta di un intervento per il riallestimento delle opere, niente a che vedere con il caso Louvre, gli hackers e le precauzioni di sicurezza. Certo è che la mappa sulle vie di fuga presente nel corridoio del secondo piano non fa alcun riferimento alle recenti chiusure: nel disegno i varchi appaiono aperti come se i lavori non ci fossero, cosa che potrebbe creare più di un problema nel caso fosse necessaria un’evacuazione.
Il caso più delicato, su questa linea sottile tra sicurezza e insicurezza, riguarda l’accesso ai depositi della Galleria delle Statue e delle Pitture, dove è stato murato il passaggio più ampio. Secondo fonti interne al museo non mancherebbero problemi di movimentazione delle opere più ingombranti: come far uscire quelle conservate nel deposito e come far rientrare quelle fuori, come la grande tela «Erezione della statua di un imperatore» del Tiepolo, ora esposta alla mostra degli Uffizi sul Settecento che si chiuderà domani. 
I vertici degli Uffizi smentiscono ogni problema di movimentazione, ma il 25 e il 27 febbraio, con due ordini di servizio, il direttore Verde, per garantire la sicurezza dei lavoratori, ha prima spostato il personale dei depositi degli Uffizi negli uffici di via Lambertesca, poi ha vietato lo «stazionamento prolungato» in quelli di Palazzo Pitti, concedendo al personale di accedervi «solo per il tempo necessario allo svolgimento delle attività autorizzate». Insomma, con i «tamponamenti», pur temporanei, i disagi non mancano.