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 2026  aprile 13 Lunedì calendario

Aragoste, astici e scampi reagiscono agli antidolorifici

Le associazioni animaliste lo sostengono da tempo. Anche le aragoste e gli altri crostacei provano dolore. Il fatto di non avere una voce per esprimerla non significa che non provino sofferenza. E a supporto di questa tesi c’è ora una nuova ricerca scientifica che lo conferma. È stata realizzata da ricercatori dell’Università di Goteboerg, in Svezia, che hanno pubblicato i propri studi sulla rivista Scientific Reports. A confermare che possano soffrire  sarebbe, in particolare, la loro reazione positiva agli antidolorifici, che come negli esseri umani garantiscono loro un effetto analgesico. Se il dolore si può «spegnere» con dei farmaci, in sostanza, vuol dire che quel dolore c’è. Di qui la richiesta degli stessi studiosi rivolta a istituzioni e decisori politici affinché si lavori su un sistema di regole che preveda metodi di uccisione meno traumatici. Anche questi, ovviamente, supportati e validati dalla scienza.
«Il fatto che gli antidolorifici sviluppati per gli esseri umani funzionino anche sulle aragoste – sottolinea Lynne Sneddon, che ha coordinato i ricercatori – dimostra quanto il funzionamento dei nostri organismi sia simile. Ecco perché è importante prestare attenzione a come trattiamo e uccidiamo i crostacei, proprio come facciamo con polli e mucche». Che a dire il vero non sempre vengono allevati e macellati con metodi davvero rispettosi del loro benessere, ma per i quali una serie di regole sono state previste e, in ogni caso, nessuno mette in discussione il fatto che possano soffrire.  
Alcuni Paesi, come Norvegia e Nuova Zelanda, hanno vietato la bollitura dei crostacei vivi per motivi etici e l’industria della pesca sta valutando la possibilità di usare scosse elettriche per stordire gli animali prima della cottura. Tuttavia, gli autori dello studio hanno scoperto che anche questo metodo potrebbe risultare molto doloroso: quando gli scampi venivano sottoposti a scosse elettriche in acqua, spiegano gli autori dello studio, tentavano di fuggire. Segno che l’elettrostordimento non è efficace. 
I ricercatori hanno somministrato, tramite iniezione o sciogliendoli in acqua, due diversi antidolorifici: l’acido acetilsalicilico e la lidocaina, ampiamente utilizzati per gli analgesici di uso umano. In entrambi i casi, il tentativo di fuga risultava molto attenuato o del tutto assente, anche se l’acido acetilsalicilico ha causato a sua volta stress negli animali. 
«I nostri risultati – ha detto ancora Sneddon – sottolineano l’importanza della responsabilità etica per il benessere dei crostacei non solo nell’industria alimentare. Dobbiamo condurre ulteriori esperimenti per scoprire il modo più umano di trattare e uccidere i crostacei, se vogliamo continuare a consumarli in futuro». 
In Italia il gruppo «Dalla parte dei crostacei», una coalizione di nove associazioni ambientaliste e animaliste che ha come capofila Animal Law Italia, sta portando avanti la richiesta di norme che vietino anche da noi la bollitura da vivi dei crostacei decapodi, ma anche la loro conservazione in vita su letti di ghiaccio e con le chele legate, cosa che avviene con una certa regolarità. Una consuetudine che si basa sulla credenza che gli animali tenuti vivi fino all’ultimo possano avere un gusto migliore.