Corriere della Sera, 13 aprile 2026
Paola Perego parla della sua autobiografia
Il 17 aprile Paola Perego compirà 60 anni. «Il cambio di prefisso fa una certa impressione», ammette lei. Eppure, «mi piaccio molto più oggi che a 30 o a 40 anni. Con l’età, la consapevolezza e l’accettazione vanno oltre l’aspetto fisico. Nella mia vita ho anche superato un cancro, le mie priorità sono cambiate».
È felice, quindi?
«Sì. È un periodo florido: ho raddoppiato l’impegno con “Citofonare Rai2”, in onda la mattina del sabato e della domenica. Poi c’è “The Floor” il lunedì sera su Rai2. Il 14 aprile uscirà il mio libro,”A modo mio” (Sperling&Kupfer) e ho anche un podcast che amo molto, “Poteva andare peggio”».
A «Citofonare Rai2» ha ritrovato Paola Barale.
«Ho sempre voluto lavorare con le donne, mi piace coalizzarmi con loro. Paola era stata la mia inviata ai tempi della Talpa, mi ero trovata bene. Ora siamo entrambe maturate e ci siamo scoperte più simili».
Con Simona Ventura che l’aveva affiancata finora, come sono i rapporti?
«Lei ha scelto un’altra strada, ci sta. Ha scelto di andare a Mediaset e fare un altro percorso. È finita così».
Le donne fanno ancora più fatica a lavorare in tv?
«Credo di no, l’unica cosa per noi più ancora più complicata è l’aspetto fisico, agli uomini non viene richiesto: loro devono solo saper fare il loro lavoro».
Non è cosa da poco. Che rapporto ha col corpo?
«A inizio carriera mi ha aiutata, ma se sei solo bella duri da Natale a Santo Stefano. Devi saper fare qualcosa: in 42 anni di carriera ho visto tante meteore».
A lungo non ha saputo dirsi brava, conferma?
«Negli anni in cui soffrivo di attacchi panico non mi piacevo. Se avessi avuto la consapevolezza di oggi avrei saltato i fossi per il lungo. Invece mi vedevo sempre incapace, brutta...».
Come è stato diventare nonna?
«Sono pazza di gioia. Ho visto nascere mio nipote, mia figlia mi ha voluta in sala parto. I miei nipoti possono tutto di me: sono la nonna un po’ pazza, li porto al fast food, giochiamo, gli racconto un sacco di cose. Ho conquistato la leggerezza».
È una delle 60 lezioni che condivide nel suo libro?
«Sì, ma non sono vere lezioni, piuttosto modi per condividere temi di cui spesso non si parla, come la menopausa, per dire. Un momento non facile ma naturale. Io l’ho affrontata ricorrendo a ormoni bioidentici».
Una lezione su tutte?
«Accettarsi e fare pace col fatto che non si può piacere a tutti, cosa che per anni io ho cercato di fare. Conta essere fedeli a noi stessi».
Il momento più complesso della sua carriera?
«Quando mi chiusero ingiustamente un programma accusandomi di sessismo (“Parliamone sabato”, nel 2017): è stato un colpo durissimo da cui risollevarmi».
Ha affrontato anche un tumore.
«Un cancro, un carcinoma maligno al rene, altro tabù di cui parlo liberamente. L’aspetto più sconvolgente è che l’ho scoperto e curato solo perché faccio prevenzione annuale a pagamento e trovo che sia una delle più grandi ingiustizie sociali. Resto sotto follow up, le priorità sono cambiate, io sono cambiata, capisco e accetto la fragilità dell’essere umano».
Come festeggerà, dunque, questa cifra tonda?
«Non con grandi feste, penso a una cena con le persone che mi vogliono bene, con la mia grande famiglia allargata. E mi auguro di non perdere mai l’entusiasmo, mi fa sentire viva. Il giorno in cui dovessi perderlo, improvvisamente invecchierò».