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 2026  aprile 13 Lunedì calendario

Usa-Iran, nessun accordo. Trump annuncia un blocco navale

Sfinito dopo ventuno ore di negoziati, il vicepresidente americano JD Vance sale sul podio della sfarzosa sala di Islamabad e annuncia il fallimento delle trattative con l’Iran. «Hanno scelto di non accettare i nostri termini», dice. «Ce ne andiamo da qui con una proposta molto semplice: un’intesa che rappresenta la nostra offerta finale e migliore». Lascia agli iraniani la responsabilità di decidere se accettarla o respingerla, e spiega che Washington vuole «un impegno netto della Repubblica islamica a non perseguire lo sviluppo di armi nucleari».
Il primo a rispondere è Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano: «Le discussioni si sono concentrate su vari temi, ma il successo del tavolo dipende dall’accettazione da parte degli Stati Uniti dei diritti e degli interessi legittimi dell’Iran», anche perché, ricorda, «questi colloqui avvengono dopo 40 giorni di conflitto imposto, in un’atmosfera di sfiducia». Ma quando gli chiedono se la diplomazia è finita, il portavoce risponde che no, «la diplomazia non finisce mai». Insomma, gli americani scaricano la responsabilità sugli iraniani, e viceversa. Un ping pong diplomatico che per il momento sigilla un niente di fatto, lasciando il Medio Oriente e il mondo intero appesi a un filo.
I pachistani, nel mezzo, provano a tenere in piedi il ponte. Dicono che i contatti con entrambe le parti non si sono interrotti. Ma il margine è stretto, e a renderlo ancora più fragile c’è sempre Donald Trump. «L’Iran non avrà mai un’arma nucleare!». E ancora: «L’ho detto ai miei: voglio tutto. Non voglio il 90%. Non voglio il 95%. Ho detto loro: voglio tutto». In un’intervista a Fox News insiste che gli iraniani finiranno per tornare al tavolo e cedere completamente alle richieste di Washington. Il punto più esplosivo, però, è lo Stretto di Hormuz. Trump lo mette al centro della sua nuova strategia di pressione e parla di blocco navale «a breve», di dragamine americani e britannici. In serata arriva la conferma. Il Comando centrale degli Stati Uniti annuncia che inizierà «ad attuare un blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani dal 13 aprile». Il blocco, spiega il Centcom, sarà applicato nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle zone costiere iraniane.
Teheran reagisce a Trump prima per bocca dei pasdaran, che minacciano un «vortice mortale» a Hormuz, e poi con il capo delegazione Mohammed Ghalibaf: «Se combattono, combatteremo, e se si presentano con la logica, useremo la logica. Non ci piegheremo ad alcuna minaccia, che mettano di nuovo alla prova la nostra volontà in modo che possiamo dare loro una lezione più grande». Durante la giornata, gli Usa tornano più volte sul nucleare. Dice Trump: «Gli iraniani si rifiutano di rinunciare alla loro ambizione nucleare. E, per me, quello era di gran lunga il punto più importante».
Ma il problema, in realtà, è che i punti difficili da risolvere sono tanti e intrecciati. Non c’è solo il futuro dell’uranio, ma anche lo smantellamento degli impianti nucleari, il recupero dell’uranio altamente arricchito, la richiesta di un quadro più ampio di pace e de-escalation, il sostegno ai gruppi alleati di Teheran nella regione, la completa apertura di Hormuz senza pedaggi, e ancora il capitolo dei fondi iraniani congelati.
Intanto, sullo sfondo, Israele osserva e si tiene pronto. Le tv israeliane riferiscono che l’Idf è già in assetto di massima allerta, mentre il capo di stato maggiore Eyal Zamir avrebbe ordinato di prepararsi a una ripresa delle ostilità con l’Iran.