Corriere della Sera, 13 aprile 2026
«Isole Tisza», i volontari vittoriosi di Magyar
Nelle settimane che hanno preceduto il voto, la vera campagna di Péter Magyar non si è svolta solo nei comizi o sui social, ma dentro una rete informale e capillare di volontari: le «Isole Tisza», dal nome del partito di opposizione guidato dal futuro premier. Un arcipelago civile fatto di gruppi locali, spesso guidati da ragazzi poco più che ventenni, che hanno trasformato l’attivismo politico in una sorta di lavoro quotidiano.
Per Áron Ferenlz, 22 anni, una di queste «isole» è diventata «quasi un part time». All’inizio, racconta, il gruppo si muoveva in autonomia: «Organizzavamo eventi da soli, soprattutto per sensibilizzare sui temi dell’anticorruzione». Poi il salto: «Abbiamo iniziato a far conoscere i candidati al Parlamento, a portarli tra la gente, a farli parlare con gli elettori. Prima i politici non lo facevano: abbiamo trovato noi questa modalità».
È un cambio di paradigma che spiega, più di molti sondaggi, la crescita del movimento. Niente sezioni di partito tradizionali, ma «isole» locali che funzionano come comunità attive, capaci di costruire consenso attraverso relazioni dirette.
Il prezzo, però, è alto. «Sto lavorando anche 20 ore al giorno», dice Illés Balium, 23 anni, studente di economia. «E i voti all’università ne stanno risentendo». La campagna elettorale, per le Isole Tisza, ha assunto i ritmi di una mobilitazione totale, dove il confine tra militanza e vita personale si assottiglia fino quasi a scomparire.
Accanto ai giovani, ci sono anche figure più esperte che tengono insieme l’organizzazione. Come Ferenc Zoltán, 64 anni, venditore per Generali e leader di una delle isole a Veresegyház, nei dintorni di Budapest. «Per me, proprio perché lavoro per una società straniera, è stato più facile espormi», spiega. «Ma per chi è assunto in aziende pubbliche, quindi controllate dal governo, partecipare a queste isole può significare rischiare il posto».
Più che semplici gruppi elettorali, le Isole Tisza sono diventate il motore di una campagna costruita dal basso: piccole comunità diffuse che, come suggerisce il nome, insieme formano una corrente. E che hanno permesso a Magyar di colmare, almeno in parte, l’assenza di una macchina di partito tradizionale, portando la politica – letteralmente – porta a porta.
E ora, con Tisza oltre la soglia dei due terzi (137 seggi su 199) prende forma una sconfitta storica per Viktor Orbán, dovuta anche alla mobilitazione delle «isole» che si conferma uno dei motori della vittoria.