Libero, 12 aprile 2026
Scoperti 30 versi di Empedocle
Il ritrovamento di un antico papiro nei depositi dell’Istituto francese di archeologia orientale al Cairo,in Egitto, restituisce trenta versi finora sconosciuti di Empedocle, figura centrale della filosofia greca del V secolo a.C. La scoperta rappresenta un contributo rilevante per lo studio delle origini del pensiero occidentale. Il frammento, catalogato come «P.Fouad inv. 218», è stato identificato dal papirologo Nathan Carlig dell’Università di Liegi. L’edizione critica, è stata pubblicata nel volume L’Empédocle du Caire, curato dallo stesso Carlig insieme ad Alain Martin e Oliver Primavesi per conto dell’Association Égyptologique Reine Élisabeth. La rilevanza del ritrovamento risiede soprattutto nella possibilità di leggere per la prima volta un passaggio dell’opera di Empedocle in forma diretta. Finora, infatti, il pensiero del filosofo era noto quasi esclusivamente attraverso citazioni indirette tramandate da autori successivi come Platone, Aristotle e Plutarco. Il nuovo frammento si inserisce nella tradizione dei due poemi attribuiti a Empedocle, tra cui il Physica (Sulla natura), e si collega materialmente al cosiddetto Empedocle di Strasburgo, papiro già noto e datato alla fine del I secolo d.C. Gli studiosi ritengono che il documento del Cairo appartenga allo stesso rotolo, costituendo così un ampliamento significativo dell’unico testimone diretto dell’opera. Sul piano contenutistico, i trenta versi affrontano la teoria degli effluvi e della percezione sensoriale. Empedocle ipotizza che gli oggetti emettano particelle invisibili che interagiscono con gli organi di senso, in particolare con la vista. Un’idea già nota in forma frammentaria, ma che trova ora una formulazione più chiara e articolata.