Il Messaggero, 11 aprile 2026
Cerciello, ultimo verdetto undici anni per Hjorth
Si chiude l’ultimo capitolo giudiziario per una delle inchiesta che, nel 2019, aveva sconvolto la Capitale: l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate nel quartiere Prati, ormai 7 anni fa. I giudici della Corte di Cassazione hanno condannato a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni Gabriel Christian Natale Hjorth, il giovane americano accusato di concorso anomalo nel feroce delitto. Ora il ragazzo tornerà in carcere, per scontare gli ultimi anni di reclusione: fino a ieri era ai domiciliari a Fregene, a casa della nonna italiana. Il suo complice, l’esecutore materiale della mattanza, Finnegan Lee Elder, era già stato condannato in via definitiva a 15 anni e 2 mesi. Riduzioni di pena molto pesanti rispetto alle sentenze di primo grado: inizialmente i due imputati erano stati condannati all’ergastolo. Il primo appello, nel maggio 2021, aveva ridimensionato le pene a 24 anni per Elder e 22 per Hjorth. Il 3 luglio 2024, dopo l’appello bis, erano stati disposti rispettivamente 15 anni e 11 anni e 4 mesi. Ma nel marzo 2025 la Cassazione aveva stabilito un terzo processo d’appello per Hjorth, limitato al trattamento sanzionatorio, quindi per diminuire ulteriormente la sua pena. Decisioni che «non hanno fatto altro che aggiungere altro dolore alla sofferenza per la morte violenta di mio marito», aveva detto la vedova del militare, Rosa Maria Esilio. Ieri la conferma della Cassazione e l’ordine di carcerazione eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo.
LA DIFESA
«Siamo soddisfatti per l’accoglimento del ricorso in ordine alla ritenuta aggravante del riconoscimento da parte dell’imputato della qualità di militare della vittima – ha dichiarato l’avvocato Francesco Petrelli difensore, insieme al collega Fabio Alonzi, del giovane americano – Si tratta di una questione molto rilevante, perché, insieme al riconoscimento del concorso anomalo, ridefinisce completamente i limiti della responsabilità del nostro assistito, che aveva, all’epoca dei fatti, da poco compiuto il diciottesimo anno di età». Si tratta infatti di un dato che pesa: secondo i giudici di primo grado, che avevano disposto il massimo della pena, i due imputati, erano «consci di trovarsi in una situazione di illiceità» e, «consapevoli di aver commesso più reati, quando si rendono conto di trovarsi di fronte a carabinieri devono sovrastarli, costi quel costi», si legge nelle motivazioni. Una tesi che, ora, non è stata riconosciuta. Non è tutto. Nei gradi successivi di giudizio era stata riqualificata la contestazione a carico di Hjorth. Per i giudici, era stata infatti «provata la penale responsabilità per il reato di omicidio commesso dal coimputato Elder», ma soltanto «a titolo di concorso anomalo»: il giovane sapeva che l’amico aveva con sé un’arma potenzialmente letale, ma, secondo i magistrati, non poteva prevedere «la sua improvvisa reazione di rabbia a corto circuito».
I FATTI
Ma ecco i fatti. Per ricostruire la vicenda bisogna tornare alla notte tra il 25 e il 26 luglio del 2019. I due americani erano in vacanza a Roma e avevano deciso di comprare cocaina a Trastevere. A metterli in contatto con i pusher era stato un intermediario, ma lo scambio era andato male: ai due stranieri era stata rifilata una pastiglia di tachipirina tritata. Per vendicarsi, Elder e Hjorth avevano rubato lo zaino dell’uomo, che aveva denunciato il furto ai carabinieri e aveva preso appuntamento con gli americani per effettuare un nuovo scambio: la borsa, in cambio di soldi. All’incontro, però, si erano presentati Cerciello e il suo collega, Andrea Varriale. Erano in borghese e disarmati. Elder, invece, aveva portato un coltello, che aveva utilizzato per colpire a morte il militare. Un’aggressione violentissima: undici fendenti, che non avevano lasciato scampo alla vittima. Durante il processo, gli imputati avevano da subito cercato di puntare sulla tesi della legittima difesa, dichiarando di non essersi accorti nell’immediatezza che i due fossero carabinieri.