il Giornale, 12 aprile 2026
Giorgetti vede nero: temo grave recessione. Lite Salvini-Urso
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sceglie la via della prudenza e della responsabilità. Ai microfoni del Tg3 Lombardia ha indicato con realismo la direzione del dibattito europeo, ricordando che “la risposta della Commissione europea sul Patto di Stabiità la conosciamo, la sappiamo benissimo: solo in presenza di grave recessione” può essere sospeso, ma ha anche aggiunto con franchezza che “se la situazione continuerà così sul fronte dell’energia e degli oli combustibili, temo che la recessione arriverà”. Parole che confermano l’approccio di un ministro attento a prevenire gli shock piuttosto che inseguirli.
Da giorni il titolare del Tesoro, insieme alla premier Giorgia Meloni, insiste sulla necessità di una sospensione temporanea del Patto qualora la crisi energetica dovesse prolungarsi. L’obiettivo è garantire margini di intervento a favore di famiglie e imprese, senza mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici. Nonostante la cautela di Bruxelles, Giorgetti continua a lavorare su una linea europea condivisa, convinto che “in determinate condizioni l’attivazione debba essere considerata una possibilità realistica”. Allo stesso tempo, il Tesoro lavora al Documento di finanza pubblica per il quale sarà decisiva l’aggiornamento del deficit/Pil 2025 che potrebbe tradursi nell’uscita dalla procedura di infrazione. Il ministro ha già anticipato una revisione al ribasso delle stime del Pil, pur premettendo di “credere nei miracoli”.
All’interno di questo dibattito, condiviso con tutto il governo, si inserisce anche il confronto interno alla maggioranza sul tema dei carburanti, con il botta e risposta tra Matteo Salvini e Adolfo Urso che testimonia la volontà del governo di mantenere alta l’attenzione sui prezzi alla pompa. Salvini ha sollecitato un intervento deciso, osservando che “le compagnie sono molto veloci ad aumentare i prezzi quando c’è un problema, ma sono molto più lente a ridurre i prezzi quando i prezzi scendono” e dicendosi pronto a sostenere “anche un intervento economico e fiscale sui maxi guadagni di banche, compagnie petrolifere ed energetiche”. Una posizione che punta a tutelare i consumatori e a evitare speculazioni in una fase delicata. Urso, dal canto suo, ha rivendicato i risultati ottenuti dal governo, spiegando che “le compagnie petrolifere hanno accolto la nostra esortazione a ridurre subito, senza indugi, i prezzi dei carburanti”, con un calo già visibile negli ultimi giorni e con l’Italia che “si sta dimostrando più efficace di altri Paesi europei”.
Sul piano dei consumatori, l’allarme resta alto: secondo il Codacons il caro carburanti pesa per oltre 148 milioni di euro in più a settimana sui rifornimenti degli italiani, una cifra che si divide in circa 88 milioni di maggiori incassi per le compagnie petrolifere e l’intera filiera e in circa 61 milioni di euro in più per lo Stato attraverso Iva e accise. Nonostante i primi segnali di riduzione, i prezzi restano elevati: il gasolio si attesta in media a 2,166 euro al litro e la benzina a 1,790 euro.
Sullo sfondo, resta l’allarme per il settore dell’aviazione commerciale: in una lettera inviata alla Commissione Ue, l’associazione degli scali europei (Aci Europe) ha messo nero su bianco che sui rifornimenti di cherosene non c’è più tempo da perdere.
"Se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo stabile entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà “, è stato l’alert. Bruxelles ha convocato per il 21 aprile una riunione d’emergenza dei ministri dei Trasporti. Pensare a delle contromisure, però, non è semplice.