lastampa.it, 12 aprile 2026
Netflix prepara un film sulla famiglia del bosco
Ciak, si gira. Dopo il libro di mamma Catherine “La nostra vita libera”, in distribuzione dal 5 maggio, arriva anche il film sulla casa nel bosco. Inevitabile che una vicenda mediatica di queste dimensioni attirasse anche l’attenzione del grande cinema, mentre la realtà racconta di tre bambini sottratti da quasi sei mesi ai genitori per far vedere loro cosa esiste di “diverso”, al mondo, dalla vita in un bosco. Le trattative sarebbero già entrare nel vivo. Sia i legali della coppia anglo-australiana che la casa famiglia di Vasto, dove i tre bambini di Catherine e Nathan sono ospitati dal 20 novembre scorso, avrebbero dato il consenso alla produzione del film, al quale pare sia interessato il colosso californiano Netflix.
La trama è già scritta: una intera famiglia, i genitori e i loro tre bambini, che il 24 settembre del 2024 vengono soccorsi nel loro vecchio casolare di Palmoli dopo una intossicazione da funghi. Quando i carabinieri e il personale del 118 arrivano sul posto non c’è tempo da perdere: a terra ci sono due adulti e tre minori in uno stato di semi incoscienza. Prima di svenire anche lei, è stata la figlia più grande, che oggi ha 8 anni, a chiedere aiuto attraverso il cellulare della mamma. La corsa in ospedale, il ricovero, il ritorno a casa e quelle visite “ostili” di un’assistente sociale, sempre accompagnata dai carabinieri, che inizia a chiedere conto alla famiglia Birmingham-Trevallion di quel mondo di privazioni imposto ai propri figli con il loro metodo educativo.
Il finale non c’è ancora e chi punta a riassumere questa favola moderna in un film potrà aspettare o affidarlo alla fantasia di un bravo sceneggiatore. Con un precedente importante: il film di Matt Ross “Captain Fantastic”, uscito nel 2016. La storia di un padre deciso a far crescere i propri sei figli, assieme alla moglie, fuori dagli schemi e dalle convenzioni sociali, andando a vivere in una foresta del Pacifico nord-occidentale per fuggire da ogni forma di consumismo e trascorrere le giornate solo a stretto contatto con la natura. Fin quando la morte della madre non costringe i sei ragazzi e papà Ben a rivedere quel modello di educazione anticonformista, per rituffarsi nella cruda realtà. La storia della famiglia nel bosco pone gli stessi interrogativi di “Captain Fantastic”, quando qualcuno inizia a domandare cosa potrebbe accadere, da adulti, ai tre bambini di Palmoli dopo un’infanzia e un’adolescenza vissute senza aver mai conosciuto un banco di scuola, la socializzazione con i pari età, l’esistenza in un’abitazione dotata di pc, tv, utenze essenziali come acqua e gas. Ecco cosa un film non potrà mai raccontare, ma solo provare a immaginare interpretando questa sorta di scontro di civiltà tra la famiglia anglo-australiana e gli educatori sociali. Martedì al Tribunale dei minori dell’Aquila si insedierà il nuovo presidente, Nicoletta Orlandi, 64 anni, già deputata del Pci-Pds nella legislatura 1987-1992. Prenderà il posto di Cecilia Angrisano, giunta a fine mandato, la giudice che l’11 novembre scorso ha firmato l’ordinanza di allontanamento dei bambini dalla casa nel bosco. L’inizio di tutto.