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 2026  aprile 12 Domenica calendario

Che cos’è il "jogo do bicho" brasiliano

Da una parte il carnevale della rua: i foliões (festaioli), costumati o scostumati sono a caccia dei blocos, le oasi felici di libido e musica di strada, si rincorrono e si impigliano nelle calze a rete di due sfidanti di twerk, o in un bacio a 4 in movimento. L’unica cosa che si ferma è lo sguardo. Se dura più di cinque secondi allora il prossimo passo è: «Posso baciarti?» «Sì caro, il problema non è il consenso, è riuscirci, con altre tre persone contemporaneamente». Dall’altra c’è il Sambodromo, dove esplode il Grande Evento del Carnevale ufficiale. Le dodici principali scuole di samba sfilano per tre giorni, dalle 21 alle 6 del mattino, su mastodontici carri allegorici. Quest’anno draghi, creature marine di Candomblè – una religione afro-brasiliana che celebra il sincretismo dopo l’abolizione della schiavitù (1888) – la pecora nera di Rita Lee, celebre cantante rock accompagnata dalle sue zebre incarcerate, simbolo dell’attivismo per i diritti degli animali e della sovversione alla dittatura e alla censura. C’è anche un omaggio a Lula e a Carolina Maria de Jesus, una bambina delle favelas che aveva iniziato sui quaderni raccolti dalla spazzatura e poi diventata celebre scrittrice. Simboli di tradizione popolare e di emancipazione.
Ma dietro al Carnevale, alla LIESA (la lega delle scuole di samba) alla fantasia e al folklore, ai simboli degli animali se ne celano altri, i capi del jogo do bicho, appunto, il gioco degli animali. «I bicheiros stabiliscono relazioni sia con il traffico di droga, sia con la milizia (organizzazione paramilitare), inclusi i rapporti con le proprie mafie», spiega Fabio Carrea, ex capo del GAECO, gruppo di azione specializzato nel contrasto al crimine organizzato di Rio de Janeiro.
Che cos’è il gioco degli animali? Nel 1892 il Barone di Drummond, proprietario del parco zoologico di Vila Isabel «iniziò a rendersi conto che il denaro non era sufficiente e inaugurò una lotteria, iniziativa previamente concordata con il governo – sottolinea Fabio Carrea – nata in forma del tutto innocente».
Il biglietto d’ingresso, in origine, comprendeva un voucher con l’immagine di uno tra 25 animali. Chi possedeva il voucher con lo stesso animale estratto a fine giornata riceveva un premio pari a 20 volte il valore del biglietto. Negli anni ’60 il gioco si diffuse per la città con venditori ambulanti, e divenne di fatto gioco d’azzardo.
«Oggi è una contravvenzione penale, non un crimine. Socialmente è sempre stato ed è ancora tollerato, poi ha iniziato ad avere collegamenti con altre attività criminali» chiarisce il Procuratore Generale di Rio de Janeiro, Antonio José Campos Moreira.
Inoltre, non mancava la competizione tra i “banchieri” e le rispettive aree di vendita. Oggi i loro “mercati”, variano dalle slot machine alle sigarette di contrabbando.
«Ogni bicheiro vuole ampliare la sua area, vuole avere più quartieri sotto il suo controllo» continua il procuratore Moreira «circa 40 anni fa ci fu un conflitto molto sanguinoso tra bicheiros, per la disputa dei territori, tanto che i capi decisero di fare un accordo e divisero il territorio della città di Rio de Janeiro e poi lo stato di Rio, tutto lottizzato. E allora abbiamo vissuto un lungo periodo senza conflitto. Questo non succede nel traffico di droga, ma è successo con loro».
Fabio Carrea, coordinatore dell’indagine dell’Operazione Pequod del 2023 in cui confiscò 42 milioni di reais a un leader del Jogo do bicho, spiega: «Questi gruppi iniziarono ad avere un reddito finanziario molto grande. Attualmente il gioco è migrato verso l’ambiente digitale e virtuale, e questa è una grande sfida. Sviluppano varie attività, corrompono la polizia, si insinuano nell’ambiente politico e agiscono nell’ombra». Ma anche alla luce sfavillante del Carnevale carioca… «Offrono denaro alle comunità che realizzano questo bellissimo movimento culturale che rimonta alle radici africane, della nostra origine, del Brasile; un’attività culturale che ha un valore storico immenso, affinché la loro immagine possa essere considerata più “benefica”, passano a mostrarsi come grandi patrocinatori di queste scuole».
Il jogo do bicho, quindi, sfrutta il Carnevale per riciclare il denaro e “legittimarsi socialmente” approfittando del grande potere dei presidenti delle scuole di samba. Non solo per l’impatto economico del Carnevale stesso, ma anche perché le scuole, ambite e popolari, sono profondamente radicate nelle comunità, dove consolidano consenso e prestigio.
Anche la scuola vincitrice di quest’anno, Viradouro, in cima al suo leone ruggente, sembra essere “macchiata": secondo la stampa brasiliana, l’ordine per i “giudici” deve essere venuto dall’alto. «Oggi, qui a Rio stiamo vivendo un momento di ridefinizione delle leadership perché la generazione più anziana sta scomparendo: molti sono già morti, altri sono invecchiati e hanno perso vigore. La nuova generazione, che oggi lotta per emergere, attraversa una fase molto violenta e sanguinosa. Siamo tornati ad avere molti omicidi legati al gioco del bicho». Un esempio tragico è il caso della famiglia del bicheiro Castor De Andrade: la sua morte dal 1997 aveva innescato una catena di violenze con 50 morti, culminata nella lotta per l’eredità tra il nipote e il genero, ucciso in un’imboscata nel 2020.
Eppure, dietro questa scia di sangue, si muove una meravigliosa festa popolare. Ballerini, carnevalescos, musicisti e le iconiche rehinas de bateria, che aprono la pista, si preparano tutto l’anno: costruiscono l’enredo, ovvero il tema, la storia che racconta la scuola, con la canzone, i costumi e le coreografie. Non ricevono neanche un compenso, lo fanno per pura passione. Eppure sono pedine di una scacchiera, ciascuna confinata nel proprio quadrante di territorio.
Rio, nella sua apoteosi spettacolare, come scriveva nella poesia dedicata al jogo A jogatina Olavo Bilac, dove “Invano la nostra fina polizia, che a volte ha un buon capriccio, Impiegando forza, ingegno e astuzia, non le è possibile “uccidere il bicho”, e dove ancora “todo mundo joga” con o senza azzardo, compresi gli spazzini.
Alla fine di ogni sfilata puliscono la strada sambando e io, ancora ipnotizzata nel Camarote, la tribuna esclusiva, dove si mangia e si beve, ho in testa trucco, parrucco compresi nel biglietto e le note immense di una canzone della scuola di samba di Tijuca, in omaggio a Carolina Maria de Jesus che squarcia, così, lo sfarzo maestoso:
«Ho sognato sulle pagine della vita/ Illusioni soffocate dal sistema oppressivo/ Che cerca di cancellare la nostra grandezza/ Di zittire la regalità che resiste in noi/ Dalle sale della borghesia alle baracche di Borel/ Dove nascono le Carolinas, non saremo più gli imputati/ Per tante Marie che hanno visto i propri figli crocifissi/ Nelle linee della vita, verbo nella ferita, ho lasciato la mia eredità/ Il mio paese è nato con il nome di una donna/ Io sono la libertà».