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 2026  aprile 12 Domenica calendario

La difesa della Biennale: “Sui russi leggi rispettate”

Nessun passo indietro sulla riapertura del padiglione russo. La Biennale va avanti e si difende, certa «di aver agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti». All’indomani della lettera, anticipata da Repubblica, con cui la Commissione europea ha comunicato alla fondazione l’intenzione di «sospendere o cancellare» il finanziamento che le eroga, l’istituzione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco risponde con una nota: «Prende atto delle considerazioni e motivazioni contenute» nella missiva e garantisce «che esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie ragioni». La Commissione ha infatti dato all’istituzione veneziana trenta giorni – a partire dal 10 aprile – per discolparsi da una grave accusa: «Aver accettato la partecipazione di artisti russi come “delegazione governativa”, la cui presenza è interamente finanziata e promossa dal governo russo», si legge nella lettera, sembra implicare che la fondazione abbia accettato «un sostegno indiretto da parte» del Cremlino «in cambio della concessione di una piattaforma culturale» in contrasto con l’articolo 5 del regolamento del 2014 sulle sanzioni contro Mosca. La Biennale respinge l’ipotesi e assicura «di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l’Eacea», cioè l’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura. È l’articolazione della Commissione europea che le ha accordato – e ora si prepara a toglierle – una sovvenzione di due milioni di euro fino al 2028 nell’ambito del programma “Creative Europe Media” per il cinema.
Intanto, l’ultimatum di Bruxelles divide la politica italiana. E riporta in vita antiche alchimie: «Sulla vicenda si è ritrovato il governo gialloverde», ironizza un dem di rito riformista. I più indignati, infatti, sono Lega e M5S. Per il leader del Carroccio Matteo Salvini, quello dell’Ue è «un volgare ricatto» (come «volgari e disgustose sono le minacce di Zelensky a Orbàn»). Chiedere l’esclusione dei russi, insiste, è «follia». Anzi, «un’ingerenza politica sulla libertà culturale degli italiani», rilancia il capogruppo 5S al Senato Luca Pirondini: «I “patrioti” ancora una volta staranno zitti e obbediranno a Bruxelles?», provoca all’indirizzo del governo. Il Mic non commenta, in attesa di concludere l’istruttoria sulle carte ricevute dalla Biennale quasi un mese fa. Per il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, «la Commissione Ue conferma le preoccupazioni che abbiamo già espresso sul rispetto delle sanzioni». L’augurio, aggiunge, è che Buttafuoco «abbia in autonomia un ripensamento e ponga fine a una vicenda che mette l’Italia in una situazione difficile a livello internazionale». Dal Pd anche il responsabile Cultura Sandro Ruotolo concorda con l’Ue: «Non si tratta di ospitare un artista ma uno Stato sotto sanzioni». Ancor più severa è la nota congiunta dei riformisti dem con Iv, +Europa, Azione: «Lasciare che la propaganda del Cremlino penetri nella vita culturale italiana non è segno di apertura, ma una pesante responsabilità morale». Il co-leader di Avs Angelo Bonelli, invece, accusa l’Ue di «doppio standard: interviene per Kiev, «tace sulla presenza di Israele, nonostante il genocidio a Gaza».