Corriere della Sera, 12 aprile 2026
TikTok, la mossa di Zhang: oltre il 50% dei diritti di voto
C’è una rilevante novità in quel bunker di riservatezza che è l’assetto proprietario di TikTok. Il numero uno Zhang Yiming, 43 anni, ha sensibilmente accresciuto la sua posizione nel capitale e da qualche giorno ha ufficialmente raggiunto la maggioranza assoluta dei voti.
Nessun comunicato e nessun annuncio, ovviamente. Tra l’altro il gruppo, che ha superato Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp) per fatturato, non è quotato in Borsa. E la notizia, infatti, non si è ancora diffusa nei circuiti della finanza internazionale. Ma alle autorità britanniche è arrivata, per via burocratica, un’eloquente notifica, inviata il 9 aprile in formato elettronico, con l’intestazione «Change of individual person with significant control details» riferita a Zhang.
Sotto la giurisdizione di Londra opera infatti TikTok Information Technologies Uk che controlla e consolida i bilanci dei mercati di Europa, Africa, Sud e Centro America, una fetta assai significativa del business globale.
La comunicazione del cinese, che da qualche anno non ha più ruoli manageriali, è quella del beneficial owner, ovvero dell’azionista in capo alla catena di controllo. Comunicazione obbligatoria perché ha superato una soglia rilevante: il 50% dei diritti di voto nella società al vertice del gruppo, la Bytedance di Cayman. Sotto l’ala di Bytedance il business si sviluppa attraverso TikTok ltd (Cayman) nei mercati occidentali e Douyin Group (Hong Kong) in Cina. Secondo stime attendibili (non esistono bilanci pubblici) i ricavi 2025 della piattaforma di condivisione video si sono attestati a quota 186 miliardi con 50 miliardi di dollari di utile. Per dare un’idea: nel 2022, cinque anni dopo la nascita, fatturava 85 miliardi e realizzava il primo utile operativo di 3 miliardi.
E quanto vale oggi TikTok? Non esiste un dato puntuale di mercato come un prezzo di Borsa. Ci si basa sul valore delle emissioni di azioni ai dipendenti e sulle rare transazioni degli investitori istituzionali presenti nel capitale: per questo il range di valutazione di Bytedance-TikTok è ampio e va da 370 a 500 miliardi di dollari. Secondo un comunicato stampa pubblicato da TikTok tre anni fa, circa il 60% di ByteDance è di proprietà effettiva di investitori istituzionali globali come Carlyle Group, General Atlantic e Susquehanna International Group, il 20% è dei dipendenti e il resto di Zhang. Sono percentuali calcolate sul numero delle azioni. In termini di voting power, invece, gli equilibri cambiano considerevolmente perché la complessa struttura del capitale di Bytedance è simile ad altre big tech che hanno doppia o tripla classe di azioni, comprese quelle con voto rafforzato.
Fino al 25 marzo scorso Zhang aveva meno del 50% dei diritti di voto, dal 26 marzo (con comunicazione formale il 9 aprile) ha superato la soglia del controllo assoluto.
E Pechino, che molti governi occidentali sospettano manovri dietro le quinte, è nel capitale? La longa manus pubblica è in una controllata cinese: lo Stato ha una golden share pari all’1% del capitale. La società si chiama Beijing Douyin Info Services ed è la titolare dell’autorizzazione del governo cinese a ospitare siti web o app su server nella Cina continentale.
Zhang, che recentemente ha trasferito la residenza a Singapore, già nel 2021 si era dimesso dalla carica di ceo di ByteDance, passando il testimone a Liang Rubo, co-fondatore e compagno di stanza all’università. Negli Usa TikTok si è fatta “americanizzare” per evitare la chiusura: all’inizio dell’anno è stata annunciata la creazione di una joint venture, controllata in maggioranza da investitori statunitensi, per gestire le attività.
In molti altri Paesi la piattaforma è sotto accusa (o bannata) per il presunto uso distorto di tre elementi: algoritmo, dati e moderazione.
Zhang Yiming intanto è salito a oltre il 50% dei diritti di voto nella holding capogruppo Bytedance. E a Grand Cayman condivide il domicilio della sede sociale (Grand Pavillon, 802 West Bay road) con le altrettanto potentissime holding personali dei colleghi e connazionali Xu Yangtian e Zheng Huang, cioè i padroni dei giganti dell’e-commerce Shein e Temu.