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 2026  aprile 12 Domenica calendario

Omicidio di Piersanti Mattarella, annullato l’ordine di arresto per l’ex poliziotto

L’ex poliziotto accusato di depistaggio delle indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella – il presidente della Regione Sicilia assassinato a Palermo il 6 gennaio 1980 – non andava arrestato perché non c’era alcun indizio che potesse reiterare il reato né inquinare le prove. E la stessa contestazione appare sostenuta da elementi deboli, a volte contraddittori. Con queste motivazioni, rese note ieri, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato il 10 marzo scorso l’ordinanza che aveva messo agli arresti domiciliari il prefetto in pensione Filippo Piritore, oggi settantacinquenne e all’epoca dei fatti giovane funzionario della Squadra mobile di Palermo.
Il processo a suo carico per le false dichiarazioni con cui, nel settembre 2024, avrebbe cercato di nascondere le responsabilità della sparizione di un guanto indossato dal killer di Mattarella avvenuta subito dopo il delitto – depistando in questo modo l’inchiesta sugli esecutori materiali ancora in corso – è già cominciato e riprenderà il 24 giugno. Accusa e difesa si confronteranno davanti al giudice, e gli avvocati Gianluca Tognozzi e Gabriele Vancheri che assistono Piritore hanno da spendere una carta in più: la sentenza della Corte suprema che definisce quella dei pubblici ministeri «una ricostruzione congetturale, che non si confronta in alcun modo con dati obiettivi e ragionevolmente incompatibili con la tesi dell’accusa».
Secondo la Procura, nel 1980 dopo il ritrovamento del guanto sull’auto utilizzata e abbandonata dagli assassini, l’allora poliziotto della Mobile cominciò a truccare le carte scrivendo in alcuni atti che quel reperto, successivamente sparito, era stato consegnato a un agente della Scientifica che l’avrebbe dovuto consegnare al pm Pietro Grasso. Versione smentita dagli interessati, ma confermata da Piritore che nel 2024 aggiungeva un altro particolare rivelatosi falso: l’esistenza di una relazione secondo cui il guanto era stato successivamente affidato a un altro poliziotto che non ha mai prestato servizio a Palermo.
Tuttavia, ciò che per l’accusa è un unico e diabolico disegno secondo la Cassazione è viziato da «evidenti profili di ambivalenza e contraddittorietà logica». Per esempio il fatto che fu lo stesso Piritore a riferire nell’immediatezza del ritrovamento del guanto appartenente ai sicari, mentre altri l’avevano taciuto. Un comportamento, come scrivono i difensori, «incompatibile con la volontà di favorire gli esecutori del delitto», giacché l’ex poliziotto «aveva compiuto un’attività investigativa sicuramente utile e foriera di possibili sviluppi».
A fronte di questa e altre considerazioni, il tribunale del Riesame che dopo l’arresto ha confermato la misura cautelare concessa dal giudice dell’indagine preliminare, «si sarebbe dovuto porre analiticamente la questione di verificare se effettivamente Piritore, all’epoca, si sia reso responsabile dell’occultamento del guanto, non potendosi limitare a recepire la tesi dell’accusa a fronte di concreti e dimostrati elementi di segno contrario». Per questo l’ordine di arresto è stato annullato.
Gli atti sarebbero dovuti tornare al Riesame, per sollecitare motivazioni più convincenti sui «gravi indizi» a carico dell’indagato (ora imputato), ma sarebbe rimasta in ogni caso la «radicale insussistenza delle esigenze cautelari». Una breve telefonata di Piritore con un questore per di più parente, della quale è stato «travisato il tenore letterale», non può essere letta come «perdurante contiguità con ambienti investigativi».
Di qui la decisione di azzerare la misura cautelare. Toccherà ora alla Procura dimostrare in tribunale che non è stato un errore accusare l’ex poliziotto tornato in libertà di avere depistato le indagini sull’omicidio Mattarella, rimasto impunito anche per via della misteriosa sparizione di quel guanto.