Corriere della Sera, 12 aprile 2026
Traliccio sabotato. Timori per l’oleodotto che va in Germania
Una delle piste seguite è quella anarchica, anche se a distanza di tre settimane non c’è stata ancora alcuna rivendicazione. Ma il fatto che l’indagine sia seguita dal Ros dei carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Trieste lascia pensare che dietro al danneggiamento scoperto il 25 marzo scorso di un traliccio di Terna – il numero 416 da 132 kV – fra Tolmezzo e Paluzza, in provincia di Udine, ci possa essere davvero un atto doloso di matrice sconosciuta. Un’azione inquietante, visto che ha causato la disalimentazione dell’oleodotto Tal, un’infrastruttura critica – come del resto l’impianto del gestore della rete elettrica nazionale – con la quale il carburante viene trasferito dal porto di Trieste fino allo stabilimento tedesco di Karlsruhe passando per l’Austria. Quindi anche un potenziale obiettivo di un sabotaggio di livello più elevato rispetto a quello che potrebbe essere stato progettato da un gruppo anarchico.
L’attenzione sulla vicenda è massima, anche se come sottolinea proprio Terna non ci sono state conseguenze per l’utenza, in quanto la fornitura elettrica nella zona è stata assicurata da altri impianti, e il danno è stato riparato subito, tanto che il 29 marzo il traliccio colpito (che sarebbe stato urtato da qualcosa che ne ha provocato la rottura di una o più componenti, oppure è stato segato, facendo scattare l’allarme) è tornato in funzione. La condotta del carburante, gestita dalla «Società italiana per l’Oleodotto Transalpino spa-Siot» si trova a una dozzina di chilometri dal sostegno dell’alta tensione e viene servita proprio dal traliccio insieme con altre infrastrutture: ora proprio queste sono monitorate perché non si esclude possano essere state loro l’obiettivo finale del danneggiamento.
Per Tal c’è stato solo un rallentamento del passaggio di carburante definito fisiologico, legato a un normale disservizio. Che tuttavia per alcuni media tedeschi, che per primi nei giorni scorsi hanno pubblicato la storia del presunto sabotaggio, avrebbe invece avuto conseguenze sulla raffineria di Miro, una delle più importanti in Germania, proprio a Karlsruhe, e sulla Bayernoil, al punto che sarebbe stato necessario far ricorso alle riserve. A marzo, sottolineano sempre da Tal, «l’oleodotto è stato interessato da un rallentamento tecnico delle attività dovuto a molteplici occorrenze, proprie e di terzi» e il 25 marzo è stata Terna a chiedere «di scollegare l’impianto di pompaggio di Paluzza dalla linea elettrica, per consentire l’inizio immediato di un intervento di riparazione di un traliccio» e «la linea elettrica, che serve anche altri impianti, è stata riparata in tre giorni dal gestore e l’oleodotto ha ripreso la completa operatività». Fra le manutenzioni attuali l’azienda segnala solo «il fermo programmato, fino al 23 aprile, di uno dei due pontili del terminale marino: tali lavori fanno parte del piano di manutenzione annuale».
Oltre ai carabinieri tuttavia anche i servizi di sicurezza italiani stanno analizzando la situazione per capire cosa possa esserci dietro alla manomissione del traliccio e se ci sia davvero un collegamento fra un eventuale atto doloso e la presenza dell’oleodotto, che raggiunge anche la Repubblica Ceca e che nel 1972 è già stato oggetto di un attentato con lievi danni da parte dei terroristi palestinesi di «Settembre nero» – lo stesso gruppo della strage di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco sempre quell’anno – con ordigni al tritolo fatti scoppiare lungo la linea e sulle cisterne a Mattonaia di San Dorligo della Valle (il processo si concluse con quattro condanne in contumacia). Al momento non è emerso alcun legame fra quanto accaduto 54 anni fa, né con la crisi mediorientale o le guerre in corso in Ucraina e Iran. Ma nulla viene lasciato al caso.