Corriere della Sera, 12 aprile 2026
La trattativa interna a FI
Il vertice lunghissimo di Cologno Monzese, due giorni fa, tra Antonio Tajani e Marina e Pier Silvio Berlusconi, richiede, 24 ore dopo, un faticoso lavoro di ricucitura tra le parti in contesa. Con l’obiettivo di evitare una frattura pubblica e clamorosa, il punto di equilibrio dovrebbe essere l’elezione unitaria – il diktat della famiglia è «pacificare» – di Enrico Costa come capogruppo alla Camera. Elezione martedì o al più tardi giovedì. Costa proposto dal segretario, come mediazione, alla fine è stato accettato dai fratelli Berlusconi, in nome, appunto della pace dentro FI.
Per arrivare al voto unitario, però, si devono allineare i pianeti su almeno altre tre dispute ancora aperte: congressi, ruolo nel partito e nel gruppo per la minoranza, futuro di Paolo Barelli, capogruppo uscente, vicinissimo al segretario. Un cronoprogramma già c’è. Domani Alberto Cirio, vicesegretario del partito incaricato della mediazione, vedrà la stessa Marina Berlusconi per parlare dei congressi: voluti e annunciati da Tajani, sono sgraditi alla minoranza che teme diano modo al segretario di blindarsi per altri 3 anni. Un dato sarebbe già stato cristallizzato al vertice di Cologno Monzese: il segretario nazionale si elegge dopo le Politiche, non prima. Anche se i tajaniani negano: «Non se n’è parlato». Prima però ci sarebbe da decidere dei congressi locali. Uno slittamento, almeno a dopo l’estate, sembra nelle cose. Dalle parti di Tajani però non mollano: si celebreranno quasi tutti nei prossimi due mesi e «senza alcun problema». Ma la minoranza, che sente aria di blitz, promette battaglia: «Non lasceremo che Tajani si arrocchi».
Il secondo nodo da sciogliere è quello dei ruoli per i «ribelli». E a trattare col segretario sarà Giorgio Mulè: un faccia a faccia è già nelle agende di entrambi per martedì. La minoranza chiederà, in cambio dell’unitarietà su Costa, un bilanciamento altrove: c’è chi dà per prossima l’uscita di scena anche di Fulvio Martusciello, capogruppo all’Europarlamento, e chi mette nel mirino il portavoce Raffaele Nevi. «Saremo uniti e composti come chiede la famiglia Berlusconi, ma Costa non basta, tanti altri volti devono cambiare» avvertono.
Infine il caso Barelli. Ferito dallo stillicidio che ha subito per settimane, sarebbe furibondo. Aveva coltivato, pare, la speranza che dal vertice potesse venir fuori un salvataggio in extremis: «Il gruppo – avrebbe detto – non mi ha mai sfiduciato». Il salvataggio non c’è stato e Barelli non sarebbe disposto ad accettare «un incarico di terza fila». Una trattativa per superare i problemi di incompatibilità e reclutarlo al governo magari come vice di Adolfo Urso, spostando Valentino Valentini alla Cultura, è ancora in corso. A curarla è direttamente Tajani con la premier. Alla quale arriva anche un messaggio: la collocazione di FI nel centrodestra non è in discussione. «Noi vogliamo una legge elettorale che dia un vincitore chiaro e non lasci spazio a giochi di palazzo», ha detto ieri Nevi a proposito di ipotetici passaggi di FI al campo progressista, su spinta della famiglia Berlusconi. Le medesime parole di Meloni.