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 2026  aprile 12 Domenica calendario

Il drammatico appello del Papa: «Attorno a noi delirio di onnipotenza»

«Vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!». Leone XIV ha guidato ieri sera nella basilica vaticana, «qui, presso la tomba di San Pietro», una veglia di preghiera per «affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia». Il senso dell’urgenza è tutto nell’uscita a sorpresa sul sagrato, prima della veglia, per rivolgersi alla gente rimasta fuori: «Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire una pace nuova, con tutti i popoli di tutte le religioni».
I misteri del Rosario, le letture. Quando infine prende la parola, a San Pietro, il tono del Papa non è mai stato così solenne: «Le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo... Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!».
Non a caso papa Prevost ha scelto l’11 aprile, anniversario della Pacem in Terris che Giovanni XXIII pubblicò nel 1963 dopo la crisi dei missili a Cuba: Roncalli scrisse che nell’era delle armi atomiche la guerra «alienum est a ratione», è estranea alla ragione. Dall’inizio dell’attacco di Usa e Israele all’Iran, il Papa americano è intervenuto innumerevoli volte per invocare la pace. Ed ora sembra ricapitolare le sue riflessioni, a cominciare dalla «blasfemia» di chi arriva a citare i Salmi, come gli evangelici negli Usa, per sostenere la guerra: «Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita». Anche Leone XIV cita i Salmi, ma in senso opposto: «Chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio».
Prevost richiama la forza della preghiera: «Alziamo lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà». Richiama le parole di Giovanni Paolo II alla vigilia della Guerra del Golfo del 2003: «Io appartengo alla generazione che ha vissuto la Seconda guerra mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani che non hanno avuto quest’esperienza: “Mai più la guerra!”, come disse Paolo VI». Anche nella Pacem in Terris, fa notare, Roncalli citava Pio XII: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra». Il tono di Leone XIV è vibrante: «Uniamo le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace... Ricevo tante lettere di bambini dalle zone di conflitto: si percepisce, con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!».
Alla responsabilità dei governanti si aggiunge quella «di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra coi fatti, non solo a parole – dice —. Torniamo a credere nell’amore, la moderazione, la buona politica...».
E pazienza se c’è chi lo contesterà, per questo: «La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale».