Corriere della Sera, 12 aprile 2026
Aiuti di Stato e tasse, l’Europa rivede le regole
Misure selettive su energia, trasporti, pesca e agricoltura. Revisione temporanea delle regole sugli aiuti di Stato, lasciando liberi di spendere (per chi può) i Paesi membri. Congelamento delle tasse sui fertilizzanti. Investimenti massicci sui biocarburanti. Scelte politiche e tecniche tampone e urgenti, come il razionamento di alcune scorte o gli acquisti comuni di fonti di energia per abbassare il prezzo. È il ventaglio di opzioni che da qualche giorno sono in fase di scrittura a Bruxelles, negli uffici di Ursula von der Leyen e al vertice delle direzioni generali interessate al dossier che riguarda la crisi nel Golfo Persico e i suoi effetti.
Sia che la situazione si sblocchi attraverso i negoziati in corso in Pakistan, sia che il blocco dello Stretto di Hormuz perduri, già oggi in ogni caso è possibile calcolare tutta una serie di conseguenze per l’economia europea. Per questo motivo la Commissione presenterà ai capi di Stato e di governo presenti al prossimo vertice informale di Cipro – in calendario il 23 e 24 aprile – un piano di tamponamento della crisi determinata dalla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e che certamente nel congelamento delle regole sugli aiuti di Stato avrà uno dei suoi punti chiave. Non tutti saranno contenti allo stesso modo, visto che la sospensione delle regole dettate dalle norme sulla concorrenza (attraverso quello che viene chiamato un Temporary framework) favorirà in primo luogo gli Stati che hanno spazi di bilancio adeguati, e fra questi non c’è l’Italia. Ma, come accaduto in altre occasioni, per il momento – nonostante le richieste del governo di Giorgia Meloni – non c’è alle porte alcuna ipotesi di sospensione del Patto di Stabilità: le capitali europee, su alcuni settori, saranno libere di intervenire con finanze proprie, ma non di «sconfinare» rispetto ai paletti del Patto.
Molti dettagli del piano sono in via di definizione visto che mancano più di 10 giorni al vertice di Cipro, ma alcuni punti fermi e una cornice sono già esistenti. Gli interventi sui trasporti non riguarderanno solo la mobilità classica, ma toccheranno anche le agevolazioni per il diesel (schizzato in alto in queste settimane) che serve alle flotte dei pescherecci europei. Le tasse europee sui fertilizzanti, il cui prezzo è aumentato in modo esponenziale dall’inizio della crisi – e che gli agricoltori italiani e francesi chiedono di abolire – saranno congelate dal momento che la ratio, una tassa sugli esportatori, anche iraniani, è diventata alla fine un costo in più solo per i consumatori. Verrà sbloccato un piano sui biocarburanti per veicolare massicci investimenti del bilancio comunitario su questo settore, alleggerendo la dipendenza della Ue dai combustibili fossili.
Un piano che dunque ha anche dei corollari geopolitici, e che viene scritto, ai vertici della Commissione e delle istituzioni comunitarie, mentre contatti ad alto livello fra le capitali del Golfo e Bruxelles si stanno delineando su dinamiche e richieste di natura nuova rispetto al passato: in sostanza molti dei regni del Golfo Persico in queste ore hanno chiesto di diversificare i propri rapporti commerciali sganciandosi dal monopolio (o quasi) con l’alleato americano. Forse anche per questo motivo potrebbero finalmente decollare, dopo vari tentativi negli anni passati, i negoziati per un accordo di libero scambio fra Unione Europea e l’intero Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg, che include Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Oman e Qatar). Sarebbe una dinamica simile a quella che il ritorno di Trump sulla scena politica, insieme ai suoi dazi, ha provocato nei rapporti fra Commissione e Australia, che hanno chiuso dopo anni – a fine marzo – un accordo storico di free trade. E qualcosa di simile è accaduto anche con la firma dell’accordo fra Unione Europea e Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), dopo oltre 20 anni di trattative. Chissà che i prossimi non siano le monarchie del Golfo che stanno pagando di più le conseguenze delle scelte dell’alleato americano.