Corriere della Sera, 12 aprile 2026
Gaza, flop di Trump: raccolto un miliardo sui 17 previsti
I sei mesi di cessate il fuoco non sembrano molto diversi per i palestinesi che ancora vivono ammassati nelle tende a Gaza e possono muoversi in metà del territorio, mentre l’altra parte è sotto il controllo delle truppe israeliane: stanno costruendo avamposti permanenti anche se il piano di pace di Donald Trump prevederebbe il loro ritiro.
I progetti del presidente americano, illustrati in immagini digitalizzate da immobiliarista, vagheggiano di una Striscia trasformata in «Riviera» sul Mediterraneo, grattacieli di vetro e acciaio, un porto, apertura al mondo.
Per realizzare questa visione la Casa Bianca ha istituito il Consiglio di Pace, di cui Trump è il presidente, e ha invitato vari Paesi ad aderire al club che vorrebbe fare concorrenza alle Nazioni Unite. Per ricostruire i 363 chilometri quadrati devastati dall’offensiva israeliana – ordinata dopo i massacri del 7 ottobre 2023 perpetrati dai terroristi di Hamas, con 1.200 persone ammazzate e 251 rapite – servono almeno 60 miliardi di dollari secondo le stime dell’Onu e della Banca Mondiale, l’85 per cento degli edifici è stato danneggiato.
Trump contava di raccogliere fondi dalle nazioni partecipanti al suo Board of Peace – gettone di presenza minimo: un miliardo di dollari – ma rispetto alle cifre proclamate al primo vertice dell’organizzazione, il 19 febbraio a Washington, le donazioni fino ad ora sono molto inferiori: sui 17 miliardi di dollari annunciati dal leader americano – rivela l’agenzia di stampa Reuters – solo una piccola parte sarebbe stata versata dagli Emirati Arabi Uniti, dal Marocco e dagli Stati Uniti. Il totale sarebbe attorno al miliardo di dollari insufficienti anche solo per sovvenzionare le operazioni del «governo» provvisorio palestinese che dovrebbe amministrare la parte di territorio non occupata da Israele. Dove in questi mesi Hamas ha ricominciato a spadroneggiare sulla popolazione.
Il comitato di tecnici palestinesi nominato per gestire la Striscia – e prendere il posto dell’organizzazione palestinese che nel 2007 con un golpe ne ha sottratto il controllo al presidente Abu Mazen – ammette di non avere soldi per entrare a Gaza e cominciare il lavoro.
Ci sono pure questioni di sicurezza: i jihadisti non sembrano disposti a deporre le armi, come previsto dal piano di Trump, e lo Stato Maggiore israeliano considera le posizioni su cui ha dispiegato l’esercito il nuovo confine difensivo e offensivo: dall’entrata in vigore della tregua nello scorso mese di ottobre,700 palestinesi sono stati uccisi, oltre 70 mila nei due anni di conflitto.