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 2026  aprile 12 Domenica calendario

Il piano dei volenterosi per lo Stretto (in 4 mosse)

L’Europa prova a inserirsi nella difficile partita sullo Stretto di Hormuz, coinvolgendo anche altre aree del mondo. I segnali sono contrastanti. Da una parte si sta sviluppando il negoziato a Islamabad, tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran. Dall’altra, due cacciatorpedinieri statunitensi sono entrati nel braccio di mare per iniziare a sminare le acque.
In parallelo, la nuova «coalizione dei volenterosi», che si è formata nelle scorse settimane, sta mettendo a punto un piano per stabilizzare la navigazione a Hormuz. Va precisato subito non è un intervento militare. O meglio è un’ipotesi che per ora solo alcuni Paesi, in particolare Francia e Olanda, non escludono. Ma lo schieramento dei 41 Stati, Italia compresa, si muove su livelli diversi: politico, diplomatico, economico. L’iniziativa è promossa dal Regno Unito ed è incoraggiata, per vie esterne, anche dal Segretario della Nato, Mark Rutte.
Nell’ultima riunione, che si è tenuta online il 2 aprile scorso, i «volenterosi» hanno deciso di formare quattro gruppi con compiti specifici. Il primo organizzerà una campagna politico-diplomatica per riaffermare il principio del diritto internazionale che sancisce la libertà di transito nelle acque internazionali. Una circostanza mai messa in discussione anche nel Golfo, prima della guerra. Obiettivo è aumentare la pressione nei confronti degli ayatollah, allargando il più possibile lo schieramento degli Stati e sollecitando le organizzazioni multilaterali a intervenire. Non sembra difficile coinvolgere, per esempio, il Consiglio per la cooperazione nel Golfo che comprende Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Kuwait, Bahrein, Oman. Oppure l’International Maritime Organization, l’agenzia delle Nazioni Unite che dovrebbe assicurare la sicurezza della navigazione, guidata dal Segretario generale, il panamense Arsenio Dominguez. Il percorso di questo gruppo dovrebbe culminare con un voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a favore della libertà di navigazione.
Il secondo nucleo studierà, invece, misure economiche per impedire all’Iran di speculare sul traffico di merci. I Pasdaran hanno intenzione di imporre un balzello su ogni naviglio di passaggio. Come scoraggiarli? L’idea è di adottare altre sanzioni mirate sulla flotta iraniana o sulle società finanziarie e assicurative che offrono servizi a Teheran. Non è un compito facile. Il coordinamento di questo gruppo è affidato ai Paesi Bassi.
Terza linea di attività: garantire il rapido passaggio delle decine di petroliere e di navi cargo sorprese dai bombardamenti americani e israeliani e quindi rimaste intrappolate nello Stretto. La possibilità più concreta è rivolgersi, ancora una volta, all’«International Maritime Organization» per identificare un «corridoio di sicurezza» nello Stretto, facendosi largo tra le mine e sempre che l’Iran sia disposto ad accettarlo. Non sarà semplice pilotare questa operazione: i «volenterosi» stanno sondando le nazioni rimaste in buoni rapporti con gli ayatollah. Risulta che l’India sia considerata tra le più adatte al ruolo. Ma il governo di Narendra Modi non ha ancora risposto.
Infine, il quarto gruppo, che sarà coordinato dalla Grecia, si dedicherà alla consultazione sistematica con i settori industriali più investiti dal blocco di Hormuz. L’elenco comprende gli armatori delle flotte, i petrolieri, i distributori di carburante, le organizzazioni agricole colpite dallo stop ai fertilizzanti e così via. Lo scopo è capire quali siano le forniture prioritarie e studiare possibili rotte alternative (se ci sono).
Negli ambienti diplomatici nessuno si nasconde che un simile progetto potrebbe essere considerato del tutto insufficiente da Washington. Trump continua ad accusare i partner europei di «non avere il coraggio» di intervenire per liberare lo stretto di Hormuz. Anche ieri ha dichiarato che gli americani smineranno il braccio di mare «per fare un favore ad altri». Giovedì 9 aprile il leader Usa ha ricevuto Rutte alla Casa Bianca e, ancora una volta, ha attaccato l’Alleanza Atlantica perché non ha appoggiato la guerra contro l’Iran. Il Segretario della Nato ha provato a contenere la rabbia trumpiana, offrendo due operazioni. La prima è proprio il «piano per Hormuz» dei 41 volenterosi. La seconda è ancora più delicata. Secondo quanto riferiscono fonti europee, Rutte avrebbe promesso a Trump di condurre una sorta di inventario delle azioni messe in campo dagli alleati per sostenere la guerra. Non è chiaro, però, quali sarebbero le conseguenze pratiche. I media statunitensi scrivono che Trump potrebbe spostare i soldati Usa dai Paesi europei che non hanno collaborato.