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 2026  aprile 12 Domenica calendario

Hormuz, due navi Usa verso lo Stretto per sminarlo

Gli americani stanno cominciando a sminare Hormuz? Sì, no, forse. Non sono partiti benissimo, nel quadro del caos marittimo, i colloqui di Islamabad. Secondo il Pentagono, due cacciatorpediniere lanciamissili della Marina americana, la USS Frank E. Peterson e la USS Michael Murphy, hanno transitato nello Stretto come parte della missione: «Oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo iniziato il processo per stabilire un nuovo passaggio e presto condivideremo questo percorso sicuro con l’industria marittima per incoraggiare il libero flusso del commercio», ha dichiarato l’ammiraglio Brad Cooper. Ulteriori risorse si uniranno alla missione «nei prossimi giorni».
L’Iran però dice di restare «determinato a non consentire il transito di alcuna nave senza autorizzazione», ha riferito l’agenzia di stampa semiufficiale Tasnim. Secondo la testata, ieri non c’era traffico nello Stretto e «al cacciatorpediniere americano che intendeva attraversarlo non è stato concesso il permesso».
«L’affermazione del Centcom riguardo all’avvicinamento e all’ingresso di navi americane nello Stretto di Hormuz è categoricamente smentita – ha dichiarato il portavoce del Comando Centrale Khatam al-Anbiya —. L’iniziativa per il passaggio e il movimento di qualsiasi nave è nelle mani delle forze armate iraniane».
Quando Trump giorni fa ha irriso malamente la Marina britannica – chiudendo di fatto la «special relationship» con Londra forgiata da Franklin Delano Roosevelt – ha detto, come a volte gli capita, una cosa vera in modo molto greve: la globalizzazione, cioè la libera e sicura circolazione delle merci, dal 1945 al mese scorso è stata garantita dalla marina americana – la US Navy, subentrata a quella di Sua Maestà come padrona degli oceani. Non c’è un passaggio di testimone da un impero all’altro più nitido di quello: Malacca, Hormuz, Suez, Bab-el-Mandeb, i Caraibi, cioè i choke points, i punti nevralgici che reggono i commerci mondiali, le catene di approvvigionamento. Beneficenza? No, ovviamente: in palio c’era la supremazia del dollaro, e dell’America.
E ora? Ora, con Hormuz minato e tramutato in casello degli ayatollah, ecco i rischi di recessione. È per questo che ieri, nel quadro delle opposte dichiarazioni di Washington e Teheran che dipingevano due realtà parallele, faceva un po’ effetto leggere i «Truth» di Trump in modalità duplice, un po’ ispettore Callaghan un po’ imbonitore. Le minacce: «Lo Stretto di Hormuz verrà presto aperto, e le navi scariche stanno correndo verso gli Stati Uniti per fare pieno carico, ma se ascoltate le fake news stiamo perdendo!». E poi, poiché deve aver recentemente sentito durante un briefing che un terzo del fertilizzante mondiale passa per Hormuz: «Guardo con attenzione i prezzi del fertilizzante durante la nostra LOTTA PER LA LIBERTÀ in Iran, gli Stati Uniti non accetteranno aumenti ingiustificati dei prezzi da parte del monopolio del fertilizzante! Agricoltori d’America, siamo con voi!». E ancora: «Un numero enorme di petroliere completamente vuote, alcune delle più grandi del mondo, si stanno dirigendo, proprio ora, verso gli Stati Uniti per caricare il petrolio (e il gas!) migliore e più “dolce” di qualsiasi parte del mondo. Abbiamo più petrolio delle due maggiori economie petrolifere messe insieme – e di qualità superiore. Vi stiamo aspettando».
Ha poi copiato e incollato da X un post con una mappa che indica proprio traffico di navi dirette verso la costa degli Stati Uniti (il Golfo del Messico recentemente ribattezzato da Trump «Golfo d’America»).
Il problema, che il Pentagono non può non avergli riferito, è che nessuno sa bene dove siano le mine sparse per lo Stretto. Non lo sanno gli americani, e quanto agli iraniani i casi sono due, nessuno dei quali incoraggianti: o hanno una mappa delle zone minate e se la tengono ovviamente stretta perché è la carta decisiva, oppure hanno minato in fretta e a casaccio, e non lo sanno bene neanche loro (a parte il mini-canale che tengono aperto per taglieggiare le navi di passaggio: parlare di diritto internazionale in questi giorni pare obsoleto, ma ostacolare la libera circolazione in questo modo è illegale).