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 2026  aprile 11 Sabato calendario

Scorte da record

Per la prima volta le auto simbolo delle due ferite più profonde della storia repubblicana entrano in una piazza e diventano memoria pubblica. Alla celebrazione del 174° anniversario della Polizia di Stato, in piazza del Popolo a Roma, da ieri sono esposte la Quarto Savona 15, vettura della scorta del giudice Giovanni Falcone dilaniata nella strage di Capaci, e l’Alfa Romeo Alfetta 1.8 sulla quale viaggiavano i tre uomini della scorta di Aldo Moro, al momento del rapimento in via Fani. È il cuore del “percorso della memoria” dedicato ai 21 poliziotti delle scorte uccisi in servizio tra il giugno 1976 e il luglio 1992. La piazza racconta il lavoro meno visibile e più usurante della sicurezza personale: quello degli agenti che tutelano magistrati, testimoni di giustizia, capi di Stato, ministri, ambasciatori, giornalisti e vertici istituzionali. A loro è conferita la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Bandiera della Polizia di Stato, attribuita “alle donne e agli uomini” impiegati nei servizi di scorta e tutela, in Italia e all’estero.
Dietro c’è una macchina enorme. Come al Reparto Scorte della Questura di Roma, istituito nel 1981. Cinque sezioni, un organico di 220 unità. In carico 50 dispositivi fissi per personalità residenti stabilmente nella Capitale: 3 di primo livello (il più alto), 2 di secondo, 21 di terzo e 24 di quarto. Si aggiungono le tutele straordinarie per personalità in arrivo da altre province, i dispositivi per capi di Stato e ministri stranieri, e quelli destinati a collaboratori e testimoni di giustizia. E i numeri del 2025, anno giubilare, danno la misura del peso operativo. Solo la città di Roma ha accolto 240 personalità estere in visita ufficiale, alcune più volte, impiegando 1.107 equipaggi. Per i dispositivi ordinari gli equipaggi utilizzati sono stati 10.983; per quelli straordinari italiani 1.562. E poi i 97 per collaboratori e testimoni di giustizia, 153 servizi legati al Papa e 194 al Capo dello Stato. Totale: 14.096 in un solo anno.
Ed è qui che le auto di via Fani e Capaci smettono di essere solo reperti. Ricordano che dietro ogni dispositivo ci sono bonifiche preventive (anche nei ristoranti e nei luoghi di destinazione privata), itinerari alternativi, intelligence, addestramento, turni festivi, simulazioni di attentato, selezioni rigidissime. “Qualche anno fa abbiamo sventato un pericolo a un evento politico – racconta al Fatto un capo scorta, tra i più esperti – Abbiamo osservato i movimenti, operato rapidamente con la sala operativa. Nessuno si è accorto di nulla”, confida l’agente.
Dopo il 1992 è cambiato tutto nel settore. È stata implementata anche la scuola ad Abbasanta, in provincia di Oristano. “Abbiamo veicoli blindati – racconta Vittorio Scali, dirigente del servizio scorte della Questura di Roma – protocolli severi, coordinamento interforze e una nuova idea di tutela”. Non semplice accompagnamento, ma prevenzione e reazione immediata. Anche quando si crea l’umana confidenza tra gli agenti e i tutelati, il protocollo ha la precedenza. “È il capo scorta – afferma ancora Scali – a dire chi può salire in auto e quale itinerario seguire. Alle direttive Ucis non possiamo derogare”. E le auto esposte da ieri sono memoria, certo, ma anche presente.