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 2026  aprile 11 Sabato calendario

Giuli taglia i fondi ai grandi festival musicali

Mentre con una manina il ministero della Cultura elargisce milioni di contributi pubblici a una miriade di festival cinematografici diretti dagli amici, dall’altra taglia di netto le sovvenzioni ai più importanti festival di musica sinfonica, operistica e multidisciplinari del Paese. Quelli riconosciuti di “assoluto prestigio internazionale” da una legge dello Stato (la 238 del 2012) che – proprio per gli alti meriti – prevede specifici fondi. Ora falcidiati dalla mannaia del governo.
Da Umbria Jazz al Festival pucciniano
Per finanziare il decreto accise sui carburanti, il Consiglio dei ministri ha infatti deciso di decurtare le dotazioni di tutti i dicasteri. Spulciando nei bilanci del Collegio romano, la forbice è caduta sui grandi festival, peraltro già penalizzati nell’ultimo triennio da un abbattimento del 5%. Parliamo di manifestazioni di rilevanza globale ed enorme richiamo di pubblico: il Festival dei due mondi a Spoleto, Umbria Jazz, il Ravenna festival fondato da Cristina Mazzavillani Muti, il Rossini opera festival, il Festival pucciniano a Torre del Lago, il Festival Verdi di Parma, il Romaeuropa festival. Tutti dotati di una poderosa macchina organizzativa, ospiti internazionali e una programmazione pluriennale. Tagliare in corso d’opera gli stanziamenti, in buona parte già impegnati, senza neppure avvertire gli operatori, ha seminato il panico. E creato un forte malumore.
Fondi tagliati del 30%
Il contributo annuale riconosciuto per legge ammontava infatti a un milione di euro. Con la riduzione del 5% all’anno a partire dal 2024 era già sceso a circa 857mila euro. Il decreto accise ha fatto il resto: sono stati sottratti altri 130mila euro, facendo scendere il finanziamento a 727mila euro per ciascun festival. Circa il 30% in meno dacché il governo Meloni si è insediato. Un’enormità. Denunciata da Francesco Maria Perrotta, presidente di Italia-Festival, l’associazione dell’Agis che raggruppa gran parte delle realtà più importanti. “Il problema vero è il doppio taglio, che mette in ginocchio istituzioni riconosciute di assoluto prestigio internazionale”, spiega. “Poiché a fronte dei fondi ricevuti bisogna rispettare altissimi standard di qualità, se si levano i soldi si rischia di non riuscire più a farvi fronte”.
Per questo hanno scritto una vibrante lettera al ministro Alessandro Giuli per chiedergli di riparare al torto subito. “Il nostro mondo ha bisogno di certezze, che sono tutte venute meno”, insiste Perrotta. “Riguardano i tagli operati nel passato: non sappiamo se verranno più recuperati. Riguardano il presente: hanno continuato a tagliare, per di più a festival già iniziati o in procinto di. E riguardano pure il futuro: si continuerà su questa strada?”.
La denuncia del Pd
L’impressione è che dietro ci sia una strategia, già enunciata a suo tempo da Giulio Tremonti, ministro berlusconiano dell’Economia: “Con la cultura non si mangia”. Ne è convinto il Pd, pronto a lanciare un’offensiva a difesa dei grandi festival. “Questa vicenda è l’ennesima dimostrazione che il governo Meloni ha una linea chiara: depotenziamento se non smantellamento della cultura italiana”, accusa Matteo Orfini. “Si colpiscono realtà di riconosciuta eccellenza, tagliando finanziamenti già assegnati, senza nemmeno una discussione o un confronto”. Per cui “le cose sono due”, conclude il deputato dem: “Se ha scelto Giuli siamo in presenza di un atto irresponsabile e gravissimo. Se non ha scelto Giuli è paradossalmente è ancora peggio perché significa che evidentemente il ministro non decide nemmeno su quello che riguarda il proprio dicastero”.