la Repubblica, 11 aprile 2026
Biennale, l’ultimatum della Ue: “Via i fondi se vengono i russi”
Ora è ufficiale: la Commissione europea ha avviato la procedura per congelare o revocare i fondi alla Biennale di Venezia. La ragione: aver permesso alla Russia di riaprire il “suo” padiglione, chiuso dal 2022. La decisione, ieri, è stata comunicata ufficialmente al presidente della fondazione Pietrangelo Buttafuoco con una lettera, di cui Repubblica ha preso visione. Il mittente è l’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura, articolazione della Commissione Ue. Il cuore della missiva di due pagine e mezzo è in una riga: «La informiamo dell’intenzione di sospendere o terminare il finanziamento». È un ultimatum: l’istituzione culturale avrà trenta giorni per chiarire la propria posizione o fare retromarcia. Altrimenti perderà una sovvenzione di due milioni di euro per un periodo di tre anni (dal ‘25 al ‘28). L’accusa è grave: «Violazione delle sanzioni». Nel burocratese della comunicazione: «A nostro avviso, il fatto che, nel contesto della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, la Biennale abbia accettato la partecipazione di artisti russi come “delegazione governativa”, la cui partecipazione è interamente finanziata e promossa dal governo russo, con un padiglione nazionale, implica che la Biennale sembra aver accettato un sostegno indiretto da parte del governo russo in cambio della concessione di una piattaforma culturale, in violazione» dell’articolo 5 del regolamento del 2014 sulle sanzioni contro Mosca. Una «grave mancanza professionale» che porta a un’unica conclusione possibile: «Riteniamo che l’attuazione del progetto non possa proseguire e debba pertanto essere sospesa o conclusa». L’ultima occasione per discolparsi: «Vi invitiamo a rispondere a queste accuse». E soprattutto: «Informateci delle eventuali misure correttive che intendete adottare». Entro 30 giorni. Ma ancora prima inizierà la 61esima edizione della Biennale: l’inaugurazione è il 9 maggio, la “vernice” nei tre giorni precedenti. In sintesi: se fate retromarcia lo stop ai fondi può essere bloccato.
Nella missiva, l’agenzia Ue esprime una valutazione politica sulla decisione di assecondare la presenza del padiglione del Cremlino: «C’è il rischio significativo», scrivono, che la Federazione russa possa utilizzare la presenza alla mostra «per proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale». Coincidenza – o forse no – nelle stesse ore anche Kiev fa la propria mossa: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha firmato un decreto che impone sanzioni contro cinque figure culturali russe coinvolte nel padiglione Russia alla Biennale Arte 2026 di Venezia.
L’Unione attende un parere della Farnesina. La Commissione, il 27 marzo, ha scritto una lettera al rappresentante permanente dell’Italia a Bruxelles Vincenzo Celeste per chiedere che siano le autorità italiane a «esprimersi sulla compatibilità» tra la riapertura del padiglione russo e il regime sanzionatorio. L’ambasciatore ha girato la richiesta a Roma, in attesa di indicazioni. Dal ministero degli Esteri, nonostante siano trascorse due settimane, non è arrivata una risposta. Contattati ieri da Repubblica, gli uffici della Farnesina hanno confermato di essere al lavoro sul dossier, sostenendo di «non avere ancora a disposizione tutti gli elementi» che invece sarebbero in mano al ministero della Cultura (che una ventina di giorni fa ha avviato un’istruttoria sui documenti sollecitati e ricevuti dalla Biennale). Finora, il ministero di Antonio Tajani ha finto che la questione non lo riguardasse. Ma il tempo stringe: meno di un mese all’inizio dell’evento. La Commissione, in attesa della risposta italiana, ha fatto la sua mossa.