Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 11 Sabato calendario

Usa, torna l’obbligo di iscriversi alla leva

R. Lee Ermey era un sottufficiale dei Marines, veterano del Vietnam, quando, nel 1987 il geniale regista Stanley Kubrick gli offrì la parte del sergente Hartman, feroce istruttore di reclute nel film capolavoro “Full Metal Jacket”. Gli urli e gli insulti di Ermey-Hartman contro i poveri marmittoni, che la leva obbligatoria spediva nelle risaie contro i Vietcong, non erano scritti nella sceneggiatura di Kubrick, li improvvisava il rabbioso R. Lee, memore delle sfuriate di camerata. La naja Usa finì nel 1973, con il presidente Nixon a improvvisare la lotteria che mandava a combattere poveri, sfortunati e patrioti, mentre i furbi, inclusi i futuri presidenti Clinton, Bush figlio e Trump, si imboscavano e i pacifisti deponevano i cartelli di protesta.
La sfida con la Cina nel XXI secolo e l’avventura nel Golfo Persico riaprono però la discussione sui fanti perduti del sergente Hartman. Oggi gli Stati Uniti hanno 1,3 milioni di donne e uomini professionisti, in divisa nelle forze armate, con altri 800.000 fra National Guard e Riserva. Bastano contro i tre milioni di cinesi in armi? No, secondo il focoso ministro della Guerra Pete Hegseth, ex ufficiale di secondo rango che detesta la cultura vigente delle stellette Usa: ed ecco che un oscuro post sul sito dei burocrati dell’Office of Information and Regulatory Affairs, non cliccato da nessuno, annuncia che, entro dicembre, tutti i maschi, cittadini Usa fra 18 e 25 anni, dovranno essere registrati nel temuto SSS, Selective Service System, per essere mobilitati in caso di emergenze, militari o civili. Il casellario era già in vigore, ma toccava ai ragazzi registrarsi e molti non lo facevano: adesso diventa obbligo, per tutti.
Ritorna il sergente Hartman? Gli obiettori di coscienza scapperanno in Canada, come in “American Graffiti” di Lucas? Risuonerà su TikTok “Alice’s Restaurant”, la sarcastica ballata di Arlo Guthrie contro i distretti militari?.
No. I 17 mila marines che il presidente Trump ha mobilitato per il fantomatico sbarco in Iran, costretti da settimane nei lettucci a castello delle navi, non sono i fantaccini del 1941, caricaturati nelle vignette di Bill Mauldin, che in 13 settimane passavano da aratro e catene di montaggio al fucile M1 Garand contro tedeschi, giapponesi, italiani. Un soldato del 2026 è un tecnico specializzato, costa anni di istruzione, ha competenze aggiornate di continuo, non si crea in due mesi, in un boot camp di reclute in t-shirt. Mentre Hegseth caccia dal Pentagono donne e neri, detestando la cultura dell’uguaglianza, i veri combattenti degli Stati Uniti ragionano su guerra asimmetrica, ibrida, digitale, Donbass e Taiwan. Il colonnello Jonathan E. Czarnecki, docente al Naval War College, ha scritto un saggio formidabile, “Transforming Athena”, su come aggiornare l’educazione dei giovani ufficiali, bocciando il generale von Clausewitz della massima «In guerra la virtù migliore è la disciplina», ma spiegando che a volte si può non obbedire ai superiori, in teatri dove droni, sensori, spionaggio Osint, visori e reti Starlink rendono il commando isolato in prima linea più informato del remoto Stato Maggiore. Per Czarnecki il soldato deve saper pensare da solo, oltre i piani ricevuti: Corte Marziale certa ai tempi del sergente di Kubrick, ora protocollo nella guerra di Quarta Dimensione del web.
Le forze armate Usa, per morale, tecnologia, budget, restano le migliori della storia, il raid per liberare l’ufficiale disperso in Iran il Venerdì Santo, costato mezzo miliardo di dollari, ne è la prova. Non saranno tuttavia i soldatini reclutati dall’SSS, nei college o fra i runner di Amazon, a battere i cinesi. L’intelligenza artificiale simula già attacchi e difese, non servono le “ondate umane” che Mao mandava al macello in Corea nel 1950 e il generale Giap immolava contro i francesi sui reticolati di Dien Bien Phu nel 1954. È tempo di patrioti digitali, guidati da strateghi di “tempra morale” e una strategia efficace, come predicava il capo di gabinetto dell’esercito Randy George, prima che Hegseth lo licenziasse in tronco, stufo dei suoi moniti sulle insidie del Golfo Persico.