Corriere della Sera, 11 aprile 2026
Caso Equalize, Del Vecchio ai pm: pagai per proteggere la mia famiglia
«Saremmo dovuti venire da voi prima? Poco ma sicuro», si rammarica in Procura l’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio quando il 21 novembre 2024 sta quasi finendo il proprio lungo interrogatorio. «Sì, non sarebbe stato male», gli risponde il pm Francesco De Tommasi.
Molto più di quanto filtrato nel settembre scorso, la registrazione integrale del verbale del 30enne fra i 6 figli dello scomparso patron di Luxottica rende il clima nel quale Del Vecchio colloca la propria versione dei rapporti con l’agenzia investigativa satellite dell’Equalize di Pazzali-Gallo-Calamucci, la Neos dell’ex carabiniere Vincenzo De Marzio: rapporti per i quali la Procura – fra le 81 persone per le quali giovedì ha depositato gli atti – contesta a Del Vecchio (in concorso con il suo gestore patrimoniale Marco Talarico, e il suo amico e addetto alla sicurezza Mario Cella che gli aveva portato De Marzio) la consapevolezza dell’illiceità degli accessi abusivi in archivi istituzionali ai dati di una fidanzata e di alcuni familiari nella contesa ereditaria.
Attestato sul rivendicare al pm che «io non ho mai chiesto o voluto qualcosa d’illegale», ma in difficoltà nello spiegare come non capisse che la provenienza di certe notizie poteva essere solo illecita, Del Vecchio rievoca poi la vicenda del falso dossier portatogli dagli 007 privati su asseriti scabrosi problemi legali negli Stati Uniti del fratello Claudio: «Mi dissero: “Questo è quello che abbiamo trovato, che facciamo? Perché questa cosa qui potrebbe danneggiare molto Claudio, magari potrebbe aiutare te, o comunque danneggiare l’azienda se cadesse in mani sbagliate”. Come per dire: “Te la compriamo? Se vuoi che te la compriamo, ci devi pagare”. E quindi ho pagato per quel documento, 455.000 euro», ma «non l’ho mai utilizzato, mai fatto vedere, mai detto a Claudio, era per farlo proprio sparire, l’ho fatto per protezione alla famiglia, non l’ho fatto contro la famiglia. E lì ho iniziato a sentirmi un po’ estorto». Sensazione che, a dire di Del Vecchio, aumenta quando «loro mi sono tornati all’arrembaggio con un plico di documenti, un po’ di foto, un po’ di screenshot, dicendo: “Abbiamo scoperto che c’è un’attività forte di dossieraggio”. Ho detto: “Ok, prendete in mano questa cosa, capite che c’è dietro”, perché potevano esserci dietro i Servizi di qualche altro Paese. Queste risposte non arrivavano mai. Finché m’hanno detto: “Sei sicuro che non sia uno della tua famiglia?”». E accanto a De Marzio «nel 2024 arriva Calamucci e inizia a dire che per lui il sospetto era Francesco Milleri», l’ad di Luxottica. «Insistevano. Allora a luglio 2024 (poco prima degli arresti di Equalize, ndr) dico a Milleri: “Questi hanno iniziato a dire che siamo tutti dossierati e poi sono andati a dirmi che tu mi stai dossierando”. Francesco mi fa: “Fatti dare quello che hanno, io lo guardo davanti a te, fai pure venire anche loro qua in ufficio, non ho niente da nascondere”. Io li chiamo: “Mandatemi queste fantomatiche carte”. Loro dicono: “No, non te le mandiamo, venite voi in ufficio”. Io prendo Francesco, Cella ci accompagna in quest’ufficio, e loro fanno vedere questo documento a Milleri, che guarda e praticamente si mette quasi a ridere dicendo... che è tutto falso. Me ne sono liberato (di queste persone, ndr), e, se c’è stato mai qualcuno che ha voluto minare l’asse Milleri/Del Vecchio per gelosie o altro, non ce l’ha fatta perché siamo più uniti di prima». Intanto nel resto d’indagine, tra le 650 persone su cui sono state fatte ricerche illecite, c’è chi come l’ex calciatore Bobo Vieri annuncia denunce a tutela, e chi apprende ora d’essere parte offesa: come ieri il produttore Piero Maranghi (figlio del banchiere della Mediobanca di Cuccia, Vincenzo), l’autore Gianluca Neri di un docufilm su Yara Gambirasio, la commercialista (consulente dei pm in Parmalat e Mps) Stefania Chiaruttini.