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 2026  aprile 11 Sabato calendario

Breve storia degli inizi di Dolce & Gabbana

La notte porta consiglio, se un consiglio è necessario. Ma Stefano Gabbana e Domenico Dolce non hanno bisogno di chiarirsi alcunché. E chi li conosce non ha mai avuto dubbi: non smetteranno mai di essere una coppia di stile – quello stile inventato, cavalcato, osannato e difeso sin dal giorno uno del loro incontro, più di quarant’anni fa. «Nessuno di noi immaginava dove saremmo arrivati», scriveva Stefano Gabbana il 18 aprile di tre anni fa, aprendo un profilo Instagram ad hoc per raccontare la storia di Dolce & Gabbana: video, foto, aneddoti tirati fuori da archivi e memoria, dove il «noi» – cioè il «decidemmo» e il «facemmo», il «siamo» e il «vogliamo» – domina. Verbi alla prima persona plurale. Come è sempre stato. E non potrebbe essere altrimenti.
Questo unicum ha creato un impero e uno stile che porta in sé qualcosa di entrambi: la grande sartorialità e la conoscenza dell’arte della moda di Domenico, e l’innato senso della comunicazione e della narrazione di Stefano. Quasi impossibile pensare all’uno senza l’altro nel proseguire un racconto così connotato. Ma anche, banalmente, il nome composto: brand-etichetta che vale parecchi zeri.
Quei due ragazzi – Domenico Dolce, siciliano di Polizzi Generosa, classe 1958, figlio di sarti, e Stefano Gabbana, milanese, classe 1962, genitori impiegati in tutt’altro – hanno scritto insieme un grande capitolo della storia della moda, partendo da una sgangherata Citroën con la quale andavano a vendere di persona il campionario, e da due stanze e un bagno in corso di Porta Vittoria, a Milano. Da lì fino a un patrimonio fatto di boutique, ville, case, yacht, ma soprattutto di uno stile unico.
Tutto comincia negli anni ’80, quando si conoscono mentre lavorano per Max Mara. Hanno sempre raccontato che fu amore a prima vista, nella vita e nel lavoro. Professionalmente non si sono mai lasciati. Si narra di discussioni leggendarie, certo. Ma chi non si scontra con il proprio socio? Salvo poi riconoscersi a vicenda ogni merito: «Ha fatto tutto “Ilgabbana” (così Domenico chiama Stefano, ndr)», è solito commentare uno. «Non c’è nessuno che sappia tagliare un abito come Domenico», è il finale dell’altro a ogni incontro.
Sentimentalmente, invece, una ventina di anni fa decidono di prendere ognuno la propria strada, senza mai mettere in dubbio di esserci l’uno per l’altro. Persino vivendo, praticamente, porta a porta, ciascuno con i rispettivi compagni, rispettandosi e condividendo spesso vacanze e tempo libero. Ma non sempre: banalmente, uno, per esempio, ama il mare e l’altro la terra ferma. Uno le Birkenstock, l’altro i mocassini!

Ma torniamo a quell’incontro nell’azienda emiliana: Domenico, sarto per vocazione, apre la porta e si trova davanti quel giovanotto che era un tornado di idee. Passano appena un paio d’anni e decidono di mettersi in proprio, in quel piccolo studio comunque nel centro di Milano, in un palazzo di studi legali e marmi austeri. Beppe Modenese, per decenni presidente della Camera della Moda, li scopre, li consiglia e li spinge a sfilare: è l’ottobre del 1984. Senza soldi per le modelle e per l’allestimento, i due si fanno aiutare da amici e amiche e, per gli accessori, usano oggetti personali di chiunque. Come «tenda», fra backstage e passerella, usano un lenzuolo di casa.
Il debutto incuriosisce, il bis attira. La seconda collezione è un successo: Real Woman. Donne vere, donne del realismo italiano. Lo stile è fatto. «Ci rendevamo conto di essere diversi», diranno – e lo dimostrano. La bellezza mediterranea nella sua essenza. Una donna lo interpreta perfettamente: Monica Bellucci, nel loro immaginario la moderna Sophia Loren. Corsetti e pizzo nero. Artigianato e tradizione. Dalle curve mediterranee alle donne del Gattopardo alla passione per la moda. E tutto rimanda alle rispettive origini: Domenico, cresciuto a pane e sartoria, attento conoscitore di tessuti e costruzione degli abiti; Stefano, milanese, generazione Fiorucci, dunque immagine e comunicazione. Una coppia perfetta per creare un fenomeno nuovo, di cui una «certa» Madonna si innamora tanto da decidere di promuoverli: sono loro a firmare molte delle guêpière più iconiche indossate dalla popstar nei suoi tour. L’artista li segue da allora ed è ancora oggi protagonista delle campagne del loro profumo.
Il successo è immediato. Lavorano con grandi fotografi, sono amati dalle top model e costruiscono un immaginario che negli anni ’90 non esisteva. Dagli accessori prestati e dalle scenografie improvvisate passano a sfilate sempre più sofisticate. E il loro vocabolario si arricchisce di tanti riferimenti, sempre legati a quella visione di bellezza mediterranea mai tradita, tutt’al più aggiornata. Nel ’94 aprono una linea giovane, D&G, ponte con le nuove generazioni. Nel 2011, però, scelgono un progetto più ambizioso e la chiudono per concentrare tutte le risorse sull’alta moda, la sartoria e l’alta gioielleria, organizzando eventi spettacolari e veicolando un doppio messaggio sul made in Italy: moda e patrimonio culturale. Taormina, Venezia, Portofino, Capri, Palermo, la Valle dei Templi, Milano. Un immaginario che negli ultimi anni portano anche in giro per il mondo con la mostra «Dal cuore alle mani», che a ogni tappa registra record di visitatori. Accanto agli abiti, sviluppano le collezioni casa e il beauty, mettendosi sempre in gioco in prima persona e cercando di costruire tutto all’interno della loro azienda.
Oggi affrontano un mondo nuovo, profondamente cambiato e la scelta di intervenire sulla governance va in questa direzione. Resta però fermo un punto: lo stile non potrà mai essere diverso da quello che questi due ex-ragazzi hanno inventato quasi quarant’anni fa e che, ovunque nel mondo, li rende riconoscibili. Insieme.