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 2026  aprile 11 Sabato calendario

Madre e figlia uccise dalla ricina. Rinuncia l’avvocato del marito

«Cos’è successo? Che ho rinunciato alla difesa del dottor Giovanni Di Vita. Il motivo? Ho un grande rispetto della stampa, ma non fatemi dire niente...». Arturo Messere, 80 anni, sino a giovedì sera era l’avvocato di Giovanni (per tutti Gianni), l’ex sindaco pd di Pietracatella, marito di Antonella Di Ielsi e papà della 15enne Sara, morte per un probabile avvelenamento a Natale. Ma ieri, con una lettera inviata al suo oramai ex assistito e alla procuratrice di Larino Elvira Antonelli che conduce l’inchiesta contro ignoti per duplice omicidio premeditato, ha annunciato l’abbandono del mandato «per motivi contingenti».
Il nuovo avvocato di Di Vita è Vittorino Facciolla, un «big» del Pd in Molise. Attuale consigliere regionale, ex assessore ed ex vice governatore, è stato segretario proprio nel periodo in cui l’ex sindaco era tesoriere. Le parole firmate nel comunicato che motiva la nuova nomina non sembrano però in linea con quelle di Messere. «L’esigenza che mi ha manifestato Giovanni, parte offesa, persona che conosco e che apprezzo molto, nasce dalla necessità – spiega – di un avvicendamento tra i legali. Il mio assistito mi ha comunicato che nella mattinata odierna ha provveduto a formalizzare la revoca dell’incarico allo studio dell’avvocato Messere». Insomma: sarebbe stato Di Vita a volere il cambio. Poi un chiarimento: la nomina «non è intervenuta in ragione di una modifica della posizione processuale» dell’ex sindaco. Che resta «parte offesa» e che non è indagato.
Ma cos’è accaduto davvero? Al telefono insistiamo con Messere, una vita nelle aule di tribunale seguendo processi come il crollo della scuola a San Giuliano e la strage di Rigopiano. Avvocato, provi a chiarire meglio il perché della rinuncia... «A me le cose ibride non piacciono», sibila adombrando l’ipotesi di un affiancamento. Poi aggiunge: «Sono un uomo, non un quaquaraquà, e ho rispetto di tutti e di me stesso. Se ci sono state telefonate sgradite? Guardi, la saluto». Stop.
Messere comunque continuerà a seguire l’inchiesta da vicino, visto che assiste Salvatore, il papà di Antonella, mentre i suoi collaboratori Marco Lorusso e Paolo Lanese, tutelano, e sempre come parti offese, rispettivamente Alice, la primogenita del sindaco, e il fratello della stessa Antonella. Parlando a Quarto Grado, proprio quest’ultimo ha detto che «mia nipote e mio cognato non farebbero mai del male». Quanto alla ricina – ovvero la sostanza letale forse finita nei cibi mangiati tra il 23 e il 24 dicembre – «non la conosco, sono cose che uno non s’immagina neanche». Racconta di aver visto l’ultima volta la sorella «al pranzo della Vigilia, era tranquilla e normale» e liquida come «sciocchezze quelle voci sui dissidi tra marito e moglie». Ma il veleno? «Detto che per me è un’ipotesi che non sta né in cielo né in terra, magari non era diretto a loro, magari era diretto a me. Si può pensare di tutto».
L’indagine intanto procede. Gli investigatori della Mobile diretta da Marco Graziano anche ieri hanno sentito altri familiari delle vittime. Lo stesso Giovanni e Alice potrebbero essere riconvocati a giorni. Stesso discorso potrebbe valere per la cugina dell’ex sindaco, ascoltata al termine della lunga giornata delle deposizioni di padre e figlia.