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 2026  aprile 11 Sabato calendario

Quattro ore di incontro Tajani-Berlusconi

Un incontro lunghissimo, quattro ore abbondanti, quello tra Antonio Tajani e i fratelli Marina e Pier Silvio Berlusconi, alla presenza di Gianni Letta, storico braccio destro del Cavaliere, e Danilo Pellegrino, ad di Fininvest, sul futuro di Forza Italia. Ma non risolutivo. La sostituzione del capogruppo alla Camera Paolo Barelli necessita di qualche giorno in più. Avverrà forse martedì, forse un po’ più in là. Accantonata, dal segretario, l’ipotesi di cedere lo scettro a uno dei leader della minoranza, Giorgio Mulè su tutti, in pole resta Enrico Costa. Ma non è ancora certo. La mediazione di Letta, nei prossimi giorni, sarà essenziale.
L’esito dell’incontro iniziato alle 13.30 nella sede Mediaset di Cologno Monzese e terminato quasi alle 18, è condensato in poche righe di comunicato diffuso dal partito. Dà conto della «fiducia rinnovata al segretario» e del «clima di grande amicizia e cordialità» in cui si è svolto. Assicura che si è concentrato sulla «situazione politica economica e internazionale» e «sul futuro di Forza Italia». Dall’«ampia panoramica» sarebbe quindi emersa «una visione unitaria e condivisa per il rilancio del movimento nello spirito e con i valori del fondatore Silvio Berlusconi». A stretto giro anche fonti vicine alla famiglia definiscono l’incontro «molto positivo».
Tuttavia sulla questione principale da dirimere, cioè appunto la rimozione di Barelli, fedelissimo e consuocero di Tajani, snodo da cui passa il non più rinviabile rinnovamento chiesto dalla famiglia del fondatore, gravano ancora dubbi e montano resistenze. Costa sarebbe il candidato di mediazione avanzato dal segretario. Ma non entusiasma la minoranza e non ha rapporti personali con la famiglia Berlusconi. Tajani coltiva un’antica amicizia con il padre di Enrico, Raffaele Costa, parlamentare e ministro nella Prima e nella Seconda Repubblica. Così Enrico sarebbe però il secondo «figlio di» dopo Stefania Craxi, da qualche settimana presidente del gruppo al Senato. E avrebbe buona parte del gruppo parlamentare, che dovrebbe eleggerlo, contro: «È stato eletto in Azione solo 4 anni fa – la tesi degli scontenti – e non abbiamo dimenticato che in campagna elettorale era antiberlusconiano». Un voto segreto, se ci fosse anche solo un secondo candidato civetta, rischierebbe almeno di rendere evidente la spaccatura e di azzopparlo. Tuttavia, dopo il richiamo alla visione «unitaria e condivisa» della nota diramata post vertice tra Tajani e i fratelli Berlusconi, una bocciatura o anche solo un disallineamento non sarebbe uno sgambetto al solo segretario: rischierebbe di allargare la faglia che i Berlusconi vogliono chiudere.
L’equilibrio è delicato. Così oltre al nome di Costa, restano sul tavolo delle trattative ancora aperte, quello del sardo Pietro Pittalis e quello del lombardo Maurizio Casasco: il primo come eventuale capogruppo, il secondo come possibile sottosegretario in una delle caselle vacanti, per lasciare a Barelli il suo posto di presidente della Commissione parlamentare sull’anagrafe tributaria. Anche la «compensazione» per Barelli, infatti, è un pezzo (fondamentale) del puzzle. Che non si compone se la pace, ancora un auspicio dopo il vertice di ieri, non si consoliderà alla base. Quando il travaglio interno finirà, poi, l’attenzione potrebbe essere spostata sul governo: «Se noi cambiamo i capigruppo, possiamo anche rivedere chi di FI debba fare il ministro» sibilano i parlamentari.