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 2026  aprile 11 Sabato calendario

Macron in Vaticano

Sorrisi che non appaiono di circostanza e un’ora di colloquio faccia a faccia, ben oltre il tempo consueto delle udienze papali. Leone XIV ed Emmanuel Macron avevano molte cose da dirsi e, ciò che è più importante, si sono trovati d’accordo sull’essenziale. «Condividiamo la stessa convinzione: di fronte alle divisioni del mondo, lavorare per la pace è un dovere e un imperativo», ha detto più tardi il presidente francese, che è arrivato ieri mattina accompagnato dalla moglie Brigitte (senza veletta, come già con papa Francesco, ma non c’è alcun obbligo) e ha incontrato pure il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Il Vaticano, per parte sua, ha parlato dei «buoni rapporti esistenti tra la Santa Sede e la Francia» e soprattutto ha fatto sapere che nello «scambio di vedute sulle situazioni di conflitto nel mondo» si è auspicato «si possa ristabilire la convivenza pacifica attraverso il dialogo e il negoziato».
Il presidente ha invitato il Papa a Parigi e a Lourdes, ma è chiaro che la questione centrale fosse l’attacco di Usa e Israele all’Iran e la guerra in Medio Oriente. L’altra sera Macron ne aveva parlato con i vertici di Sant’Egidio, prima di concedersi una passeggiata in centro, seguita ieri dalle visite all’Accademia di Francia e a San Giovanni in Laterano. Ha condannato i «bombardamenti indiscriminati di Israele» in Libano. Il presidente francese e la Santa Sede condividono la necessità di tornare alla diplomazia multilaterale, annientata dalla «legge del più forte».
Del resto il Papa è intervenuto più volte, nelle ultime settimane, e proprio ieri mattina lo ha detto con chiarezza in un’altra udienza, ai membri del Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei: «Siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che in questo tempo, mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente». Il Papa americano ha ripetuto che «Dio non benedice alcun conflitto» e «chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe».
È evidente la tensione con chi, a cominciare dall’amministrazione Trump e dagli evangelici che sostengono il presidente Usa, continua a citare Salmi e ostentare preghiere a sostegno del confitto.
Ieri il portavoce vaticano Matteo Bruni ha smentito le «narrazioni false» che circolavano da giorni su un incontro che si è svolto a gennaio, al Pentagono, tra il cardinale Christophe Pierre e il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby, secondo le quali l’allora nunzio apostolico sarebbe stato minacciato evocando il trasferimento della sede papale da Roma ad Avignone, come nel Trecento, e quindi il potere della corona sul Papa. La cosa è stata negata da tutti i diretti interessati, «non corrisponde affatto alla verità».
Ma la tensione resta, all’inizio della settimana di Pasqua il Papa americano è arrivato a citare Isaia per dire che Dio «rigetta» le invocazioni di chi fa la guerra: «Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue».