Avvenire, 10 aprile 2026
La rincorsa alla Luna della Cina
Chi arriverà prima? Dopo il successo della missione Artemis della Nasa che ha catturato il volto oscuro del satellite terrestre -, la corsa alla luna sta registrando una nuova, decisa, accelerazione. Con la Cina che vuole strappare – o quanto meno insidiare – il primato degli Usa. L’obiettivo? Far sbarcare un team di astronauti sulla superficie lunare.
L’orizzonte temporale? Il 2030. Una rincorsa.
Perché anche la Nasa spinge per tagliare lo stesso traguardo nel 2028. Una competizione, tra Pechino e Washington, sempre più serrata, che ha una posta non solo simbolica, ma irraggia riverberi tecnologici e geopolitici.
Qual è lo stato attuale dei lavori? L’Agenzia Spaziale Cinese per l’Equipaggio ha fatto sapere che il Paese è «sulla buona strada» per lanciare la missione. Quello che è certo è che il gigante asiatico sta “correndo”: la lunga marcia verso lo spazio procede a ritmo serrato. Negli ultimi 25 anni la Cina ha costruito tre stazioni spaziali, condotto sei missioni lunari robotiche, lanciato due ripetitori lunari e portato a termine una missione su Marte. Ha lanciato il suo primo astronauta, Yang Liwei, nello spazio nel 2003, a bordo della missione Shenzhou 5. È diventata, nel 2024, il primo Paese a recuperare campioni lunari dal lato nascosto della Luna dopo aver inviato la sonda Chang’e-6. Altre due missioni, Chang’e-7 e Chang’e-8, saranno effettuate entro il 2030, con lo scopo di raccogliere informazioni su quella parte della Luna sulla quale impiantare una presenza umana permanente. Ma non basta. Come spiega il sito “The Conversation”, il Paese ha sviluppato più di 20 tipi di razzi della famiglia “Lunga Marcia”, 16 sono ancora in servizio. Lo scorso agosto è stato condotto un test a terra del nuovo modello “Lunga Marcia 10”. Lo stesso che sarà protagonista della conquista della Luna. Come avverrà lo “sbarco”? Pechino prevede un’architettura a doppio lancio. Come spiega Asia Times, «un razzo Lunga Marcia 10 trasporterà la navicella spaziale con equipaggio Mengzhou, con tre astronauti a bordo, mentre un secondo lancio trasporterà il modulo lunare Lanyue. I due veicoli si incontreranno e attraccheranno in orbita lunare; due astronauti si trasferiranno sul modulo lunare e scenderanno sulla superficie, mentre uno rimarrà in orbita.
Dopo le operazioni di superficie, l’equipaggio risalirà in superficie e si aggancerà nuovamente alla navicella Mengzhou». Il successo cinese si spiega (anche) con la grande profusione di risorse. Quando spende Pechino per lo spazio?
Anche se il budget spaziale non viene reso noto, si stima che la spesa pubblica cinese abbia raggiunto quota 20 miliardi di dollari nel 2024, al secondo posto a livello mondiale dopo gli Usa (80 miliardi). Si tratta, come riporta DeepTech Asia, di una cifra quasi tre volte superiore al budget dell’Agenzia Spaziale Europea. La corsa allo spazio ha risvolti non solo tecnologici e produttivi, ma anche militari. Come riporta il Center for Strategic and International Studies, «la Cina ha sviluppato e implementato capacità spaziali direttamente applicabili alle operazioni militari, che consentono all’Esercito Popolare di Liberazione di monitorare ciò che accade sulla Terra e nello spazio, comunicare con le sue forze in tutta la regione indo-pacifica e navigare con un elevato livello di precisione utilizzando il suo sistema BeiDou». Insomma, lo spazio alimenta e nutre altre “corse”. Tutte destinate a distendersi dentro ampi orizzonti. «La questione ora non è più semplicemente chi arriva per primo, ma chi può rimanere più a lungo e fare di più», ha spiegato alla “Reuters” Kang Guohua, professore di ingegneria aerospaziale presso l’Università di Nanchino. E i cinesi intendono restarci.