ilfattoquotidiano.it, 10 aprile 2026
Fino a 1.000 dollari l’ora per annusare l’alito dei cani
Ci sono annunci pensati per essere letti. E altri pensati per essere condivisi. Quelli comparsi negli ultimi giorni a New York rientrano senza dubbio nella seconda categoria: una società di cibo per animali cerca persone disposte ad annusare l’alito dei cani e a interagire con loro in modo molto ravvicinato. Compenso dichiarato: fino a 1.000 dollari l’ora.
Le posizioni aperte, quella di “Dog Breath Sniffer” e “Dog Kisser”, nascono per accompagnare il lancio di un prodotto dedicato all’igiene orale canina. Più che un lavoro tecnico, è un’operazione che mescola marketing e intrattenimento, puntando su un’idea semplice: trasformare un gesto quotidiano per molti proprietari di animali in qualcosa di strutturato, misurabile e pagato.
Nel primo caso, il compito è valutare l’alito dei cani, raccogliere impressioni e contribuire a una sorta di scala di riferimento interna, con descrizioni che spaziano dal neutro al decisamente sgradevole. Nel secondo, invece, si tratta di accettare e documentare le interazioni con gli animali, trasformando il contatto diretto in contenuto utile per l’azienda. Non sono richieste competenze particolari, se non una forte familiarità con i cani. Per il ruolo legato all’olfatto, viene indicato come ideale chi ha già esperienza sensoriale, dai sommelier ai profumieri, ma il requisito principale resta uno: non avere problemi ad avvicinarsi molto.
L’iniziativa ha inevitabilmente attirato l’attenzione online, tra chi si candida per scherzo e chi lo farebbe senza esitazioni. Il ragionamento, spesso, è lineare: per quella cifra, vale tutto. E in fondo, fanno notare in molti, il contatto ravvicinato con i cani è già parte della quotidianità di milioni di persone, senza alcuna retribuzione.
Accanto all’ironia, però, emergono anche considerazioni più concrete. La bocca di un cane ospita batteri diversi da quelli umani: per l’animale sono generalmente innocui, ma per l’uomo possono rappresentare un rischio, soprattutto in presenza di difese immunitarie più basse o piccole lesioni. Nella maggior parte dei casi non succede nulla, ma il punto non è tanto il pericolo quanto la consapevolezza. Ed è proprio qui che la trovata mostra il suo doppio volto. Da una parte funziona perché fa parlare, circola, incuriosisce. Dall’altra trasforma un gesto spontaneo in qualcosa di codificato, quasi professionale.