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 2026  aprile 10 Venerdì calendario

Cinturrino denuncia i testimoni per associazione a delinquere

Carmelo Cinturrino “diceva che voleva ammazzarlo e mi aveva detto di dire a Zack che voleva ammazzarlo, lui taglieggiava tutti, picchiava col martello, chiedeva soldi e droga a tutti, spacciatori e tossicodipendenti”. Lo ha raccontato un 39enne italiano, senza fissa dimora, ai cronisti prima di entrare nell’udienza, davanti al gip di Milano Domenico Santoro, per l’incidente probatorio. È uno dei sei testimoni da ascoltare nel caso dell’assistente capo del commissariato Mecenate accusato dell’omicidio volontario premeditato di Abderrahim Mansouri, detto Zack, del 26 gennaio nel bosco di Rogoredo. E indagato per un’altra trentina di capi di imputazione, tra cui estorsioni, spaccio, arresti illegali, alcuni contestati anche ad altri sei poliziotti indagati.
Prima dell’inizio delle testimonianze delle sei persone, tra tossicodipendenti e pusher, già sentite nelle indagini, la difesa di Cinturrino ha fatto sapere al giudice di aver denunciato una presunta associazione per delinquere nel boschetto, composta da pusher anche sentiti come testi, e di aver presentato denuncia anche per false dichiarazioni ai pm da parte di quei testimoni.
Al via dell’udienza si è presentato anche il procuratore Marcello Viola, titolare dell’inchiesta della Squadra mobile della Polizia col pm Giovanni Tarzia. Cinturrino “girava assieme ad un altro, sempre quello, e taglieggiava anche noi consumatori”, ha spiegato il 39enne, aggiungendo che “la droga la sequestrava e i soldi se li teneva”. L’uomo nelle indagini aveva già messo a verbale che Cinturrino gli avrebbe detto “dì a Zack che quando lo vedo lo ammazzo”.
Tra i testi da ascoltare per cristallizzare le dichiarazioni in vista dell’eventuale processo, e che hanno già reso verbali al pm e agli investigatori, oltre al 39enne che ha parlato, tra l’altro, delle minacce di morte del poliziotto 41enne al pusher 28enne, c’è anche il teste oculare dell’uccisione, un afgano 31enne senza fissa dimora. Colui che ha raccontato di aver visto Cinturrino sparare alla testa a Mansouri, mentre quest’ultimo si stava girando per scappare. E che il 28enne cadde col volto a terra. Stando alle indagini, poi, l’agente avrebbe girato il corpo, oltre a mettere in atto la messinscena della pistola finta accanto al corpo. Unico elemento ammesso dal poliziotto, che continua a difendersi dicendo di aver sparato per paura e che tutto ciò che hanno riferito i testi del boschetto sono falsità.
Sarà sentito davanti al gip anche il marocchino 41enne che era al telefono con Mansouri poco prima che venisse ucciso e che gli disse “scappa c’è la polizia”. Poi, ancora un marocchino 19enne che ha messo a verbale che “Cinturrino ci portava via anche 4mila euro al giorno tra droga e soldi”. E che Mansouri voleva dargli “200 euro e 5 grammi di cocaina al giorno”, ma l’agente disse che “lì comandava lui e voleva di più”. Una notte, lo scorso Natale, sarebbe entrato con altri 4 “vestiti di nero con i volti coperti” e “ha sparato un colpo in aria”.
Poi, un tunisino 22enne che fu arrestato da Cinturrino e poi assolto dopo il processo per direttissima. E un marocchino 29enne che ha raccontato: “Mi ha portato in ufficio, mi ha trovato 15 euro addosso, li ha messi sul tavolo, poi mi ha schiaffeggiato per sette volte insieme al suo collega”. Sarebbe stato chiuso in uno stanzino del Commissariato. Da qui anche l’accusa di sequestro di persona.
Per la difesa, le dichiarazioni dei testi (otto sentiti durante le indagini, sei dei quali da ascoltare nell’incidente probatorio) dimostrano che farebbero parte di un’associazione per delinquere finalizzata allo spaccio. I sei sarebbero stati denunciati anche per false informazioni e calunnia. La difesa del poliziotto ha chiesto dunque al gip di sentirli con l’assistenza degli avvocati.
Dopo circa tre ore di camera di consiglio il giudice Domenico Santoro ha disposto di far assistere da un legale, durante la deposizione, i quattro testimoni che hanno pendenze con la giustizia penale o che hanno procedimenti già definiti.
Un testimone: “Credo che lo abbia ucciso per affari”
“So che Zack pagava la piazza, dava i soldi per non farsi ‘disturbare’ (...) Non so se fosse Cinturrino o altri, c’erano squadre separate che lavoravano sia insieme, sia per i fatti loro (...) Comunque credo che lo abbia ammazzato per affari, c’era un rapporto di affari e qualcuno è andato fuori dal proprio seminato. Ma sono ipotesi. Ricordo che Cinturrino una volta ha detto anche a un’altra persona ‘ricorda a Zack che se lo becco lo uccidò’”. Lo ha messo a verbale un italiano 39enne che frequentava il bosco di Rogoredo, tra i testimoni non da ascoltare in incidente probatorio.
Agli investigatori che, nel verbale di febbraio, gli hanno chiesto se avesse mai “visto macchine della Polizia locale”, il teste, attualmente in carcere e frequentatore del boschetto, ha risposto: “Certo. Ricordo un vigile pelato, anche lui girava con una mazza (...) veniva sempre in macchina e in divisa”. Domanda: “È mai venuto con Cinturrino?”. Il testimone: “Una volta mi sembra di sì”. Ai testimoni gli inquirenti hanno sottoposto nelle audizioni (quasi una quindicina di verbali depositati negli atti dell’incidente probatorio) anche un album fotografico, con più di una trentina di volti, alcuni anche di agenti della Locale. “Mi sembra di riconoscerlo nella fotografia numero 32”, ha detto il 39enne.