repubblica.it, 10 aprile 2026
Cultura, nuovi tagli. Ma non per il Museo del videogioco
Non c’è solo la storia del film su Giulio Regeni. Tra le graduatorie del ministero della Cultura che hanno escluso dai contributi selettivi il documentario Giulio Regeni: Tutto il male del mondo, c’è un’altra vicenda che merita attenzione e che, messa in fila con la prima, racconta qualcosa di preciso sulle priorità culturali del governo guidato da Giorgia Meloni. La Fondazione dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, che custodisce uno dei patrimoni audiovisivi più significativi della storia italiana del Novecento, con migliaia di materiali tra politica, sindacalismo, diritti, lavoro, scuola e Resistenza, lo scorso 31 marzo si è vista cancellare quasi il 25 per cento dei contributi per attività già realizzate nel 2025, per un totale di circa 90 mila euro. Questo nel mentre, ad esempio, il museo del videogioco Gamm di Roma festeggia i contributi triplicati, da 50 a 140 mila euro.
Alla Fondazione, che ha sede in via Ostiense a Roma, il presidente Vincenzo Vita si fa una domanda semplice ma precisa: «Chi ha paura della memoria? Perché anche questa è una decisione totalmente politica. Chiediamo di conoscere, al di là di una doverosa richiesta di accesso agli atti che è già stata inviata, per quale ragione la commissione di valutazione ha deciso di penalizzare l’Aamod, proprio in un momento in cui stiamo attraversando una forte espansione culturale». Nel caso specifico, a occuparsi del taglio è stata la Commissione per i contributi alle attività di promozione cinematografica e audiovisiva.
E quindi: tagli al Premio Zavattini, giunto alla decima edizione. Tagli al festival estivo L’Aperossa. Tagli alla residenza artistica Suoni e Visioni. Tagli al Festival UnArchive Found Footage Fest, che nelle graduatorie precedenti aveva ottenuto 79 punti e ora ne perde 14, insieme a 20 mila euro. Il colpo più pesante riguarda la conservazione del patrimonio: il progetto di catalogazione e valorizzazione dell’archivio viene tagliato di 50 mila euro, con un punteggio che scende da 81 a 64, a fronte di attività rimaste invariate.
La dotazione complessiva dei bandi non è diminuita: è rimasta identica a quella degli anni precedenti. I soldi quindi ci sono, vengono solo distribuiti diversamente. Non è perciò una questione di risorse scarse ma di scelte, le quali con ogni evidenza si inseriscono in un quadro più ampio. Come detto, il 3 aprile scorso sono uscite le graduatorie dei contributi selettivi, e il documentario su Regeni di Simone Manetti è rimasto fuori dai finanziamenti. Il film era già uscito nelle sale, aveva già una distribuzione pubblica, e aveva ricevuto il Nastro della Legalità 2026. Una sottocommissione di esperti nominati dal ministero non ha considerato il dottorando italiano ucciso in Egitto un personaggio appartenente all’identità culturale nazionale italiana, la categoria prevista dal bando. Al suo posto, tra i finanziati, un documentario su Gabriele D’Annunzio, uno sull’invenzione della moka, uno sulle fettuccine. Tre commissari si sono dimessi: il critico Paolo Mereghetti, lo story editor Massimo Galimberti e la fondatrice del Medfilm Festival Ginella Vocca.
Cesare Zavattini, primo presidente della fondazione, sognava un archivio del presente, non del passato; materiali storici che fossero utili a «entrare nella dialettica odierna delle lotte democratiche, di contribuire a creare una informazione più libera fin dalla sua radice». Il Mic, stando alle ultime vicende, sembra avere in mente qualcosa di diverso: archivi meno vitali e memorie più selettive. L’ultimo smacco è questo: il movimento operaio vale un quarto di meno, Super Mario Bros. vale tre volte di più.