repubblica.it, 10 aprile 2026
Accumula 65mila euro di debiti per amore, il giudice li cancella
Si era innamorato e per quell’amore aveva speso tutto: risparmi, serenità, futuro. Fino a ritrovarsi con debiti per decine di migliaia di euro e una vita da ricostruire. Ora, però, per un uomo di 70 anni arriva una svolta: il tribunale di Perugia gli ha riconosciuto il diritto a ridurre drasticamente quei debiti, considerando la sua una storia di fragilità e non di colpa. Un caso che segna una novità in Italia: è solo la seconda volta che la legge sul sovraindebitamento viene applicata a una vicenda riconducibile, nei fatti, a una truffa sentimentale.
La relazione nata online
La storia nasce online, dove A. conosce una donna di trent’anni più giovane. I due, entrambi romani, si incontrano e tra loro inizia una relazione che lui vive come autentica: progetti di matrimonio, promesse, una quotidianità sfuggente ma percepita come reale. “Pensavo fosse la persona con cui avrei passato il resto della vita”, racconterà poi. In questo contesto arrivano anche le richieste di aiuto economico. All’inizio piccole, poi sempre più consistenti. Lui paga, per tutto: un abito da sposa, presunti interventi chirurgici, l’avvio di attività commerciali, regali costosi. Convinto che si tratti di un investimento nella loro vita insieme. “Non mi sembrava di fare qualcosa di sbagliato, stavo costruendo il nostro futuro”, spiega. In pochi anni, però, i conti si svuotano: tra i 150 e i 200mila euro spesi complessivamente.
I debiti e la fine della storia
Quando i soldi finiscono, finisce anche la relazione. La donna si allontana e l’uomo resta solo, con i debiti. Per continuare a sostenere il tenore di vita di quella che credeva la sua compagna, infatti, aveva acceso prestiti che non è più riuscito a restituire: circa 65mila euro, diventati un peso insostenibile. E, anche una volta finito tutto, non ha mai denunciato. Non perché nutrisse dubbi su quanto accaduto, ma perché – spiegano i legali Michele Marzoli e Lara Greco– era rimasto intrappolato in una dipendenza emotiva profonda. Una fragilità che lo ha portato anche a un tentato suicidio, prima di decidere di cambiare vita e trasferirsi in Umbria. “Era in una condizione di totale soggezione psicologica, non riusciva a vedere lucidamente la realtà”, sottolinea l’avvocato Greco.
La procedura anti suicidi
È qui che la storia prende una piega inattesa. L’uomo ha chiesto di accedere alla procedura che permette di ridurre i debiti e ripartire, uno strumento introdotto in origine come “legge anti suicidi” per aiutare imprenditori e famiglie schiacciati dai debiti a risollevarsi da situazioni senza via d’uscita. La norma, tra l’altro, consente di rinegoziare i debiti con rate sostenibili, diminuire le somme dovute e sospendere le azioni esecutive. Di solito, però, questo percorso è chiuso a chi si è indebitato in modo irresponsabile. Il nodo era tutto lì: spendere centinaia di migliaia di euro per una relazione può essere considerato una colpa “grave”? Il giudice ha risposto di no. Ha riconosciuto che quelle scelte sono state fatte in una condizione di forte vulnerabilità emotiva, escludendo quindi una colpa grave. E ha ritenuto l’uomo “meritevole” di essere aiutato, anche senza una denuncia formale per truffa. “È un passaggio importante, perché si guarda alla persona”, osserva Marzoli.
Oggi, grazie a questa decisione, il suo debito sarà ridotto e potrà essere restituito in modo sostenibile. Il resto potrà essere cancellato. Una seconda possibilità, dopo aver toccato il fondo. “È anche un segnale: nelle pieghe delle relazioni, soprattutto quando entrano in gioco solitudine e fragilità, il confine tra scelta e raggiro può essere molto più sottile di quanto sembri”, conclude l’avvocato Marzoli.