Corriere della Sera, 10 aprile 2026
Tajani cerca l’intesa dentro FI e vede Marina e Pier Silvio
Arriva il giorno dell’atteso vertice, a Milano, tra Antonio Tajani e Marina Berlusconi. Al pranzo parteciperà anche Pier Silvio Berlusconi (oltre a Gianni Letta) e questo è il segnale dell’interesse che i figli del Cavaliere hanno sulla tenuta di Forza Italia, il partito fondato dal padre. L’obiettivo è chiaro: la pace deve essere siglata. E la pace, alla vigilia, sembra passare per uno scambio che appare clamoroso. Al posto di Paolo Barelli, capogruppo forzista alla Camera sulla graticola da settimane per l’avvicendamento chiesto dalla famiglia, potrebbe essere indicato proprio Giorgio Mulè, cioè il volto numero uno della minoranza interna.
Mulè, che una settimana fa era stato a Milano per un faccia a faccia con Marina Berlusconi, e fin dall’inizio indicato dai «ribelli» come il nome su cui puntare per il dopo Barelli, sembrava improponibile come capogruppo, per il segretario. «Uno sgarbo inaccettabile ad Antonio e una fonte di ulteriori turbolenze», dicevano i parlamentari più vicini a Tajani. Da ieri sera, invece, lo stesso leader pare essersi convinto che l’unica chiave per chiudere lo scontro interno sia quella di un cambiamento vero e così si presenterà all’incontro.
Del resto l’ipotesi formulata precedentemente di affidare a Enrico Costa, invece, il ruolo di capogruppo, si è scontrata con la diga tirata su dai deputati forzisti. Sulla carta una candidatura forte anche per il gradimento della famiglia Berlusconi, contro Costa ci sono passato ed equilibrio territoriale: è stato eletto con Azione (ricoprendo anche il ruolo di vicesegretario), è rientrato in FI solo due anni fa, e aveva già «tradito» quando si è dissolto il Pdl e aveva aderito a Ncd di Angelino Alfano, ed è di Cuneo. Sarebbe cioè l’ennesimo piemontese «promosso» tra gli azzurri, dopo i due ministri, Pichetto Fratin e Zangrillo, il vicesegretario, Cirio, e il vicepresidente del gruppo al Senato, Rosso. Troppo per un partito in cui la fronda contro il segretario si propaga di regione in regione. A un certo punto è tornato in auge il sardo Pietro Pittalis: esperto, fedele al segretario (ieri si è pronunciato a favore dei congressi per i quali Tajani spinge) ma che vanta ottimi rapporti con i colleghi deputati. Ma per questo insufficiente come espressione di rinnovamento.
Di qui la carta Mulè. Attuale vicepresidente della Camera è giudicato perfetto per il ruolo, è un volto di Forza Italia in tv e ha una storia nel gruppo di famiglia: è stato vicedirettore di Panorama e di Videonews. Resta il problema di come compensare Barelli, vicino e consuocero di Tajani. Il ventilato ruolo di sottosegretario, in una delle 5 caselle vuote, sarebbe incompatibile con l’incarico di presidente della Federazione italiana nuoto al quale Barelli dovrebbe rinunciare. Un approdo alternativo per lui sarebbe la presidenza della commissione di Vigilanza sull’analisi tributaria, al posto di Maurizio Casasco, promosso in un ruolo di sottogoverno. Oppure proprio il posto lasciato da Mulè di vicepresidente della Camera. L’altro nodo, quello dei congressi regionali del partito, si potrebbe sciogliere con una soluzione a macchia di leopardo: avanti dove non ci sono tensioni, rinvio nelle regioni più turbolente. Ma ai dettagli, appunto, si lavora nelle ultime ore che separano Tajani dall’incontro con i fratelli Berlusconi.