Corriere della Sera, 10 aprile 2026
Crescita, verso il taglio delle stime
Con la crisi energetica innescata dalla guerra nel Golfo il governo si appresta a rivedere al ribasso le previsioni di crescita dell’economia per quest’anno e si dice pronto a intervenire con nuove misure per sostenere consumatori e imprese «calibrate progressivamente in funzione della dinamica dei prezzi». Gli spazi di bilancio, ha spiegato però ieri in Parlamento il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sono molto stretti e le possibilità di manovra, anche per gli eventuali nuovi impegni sulla difesa, dipendono essenzialmente dal rientro del deficit 2025 sotto il 3% del Pil, tetto imposto dalle regole Ue, che sarà verificato da Eurostat il 22 aprile.
«La questione è estremamente rilevante in vista delle decisioni da assumere» ha detto il ministro, puntualizzando che «comunque ai miracoli ci credo». A oggi il deficit 2025 è stato quantificato dall’Istat nel 3,1% del Pil, «anzi al 3,07%» ha puntualizzato Giorgetti (69,3 miliardi di euro). Al 3,04% e alla salvezza, grazie agli arrotondamenti, mancherebbero 678 milioni: le ultime verifiche sono in corso e l’ansia del Mef è giustificata. Uscire dalla procedura per deficit eccessivo consentirebbe di attivare la clausola di salvaguardia e scomputare per tre anni dalla spesa netta, il nuovo parametro di riferimento del bilancio, gli investimenti nella difesa. Al contrario, per finanziare gli impegni presi con la Nato sul riarmo ed eventuali sostegni all’economia non resterebbe che lo scostamento di bilancio, cioè la modifica degli obiettivi di finanza pubblica, finora apprezzati dai mercati.
«Ogni impegno programmatico supplementare sulla spesa – ha detto Giorgetti in Senato – sarà valutato nel quadro dei prossimi documenti di finanza pubblica alla luce dell’evoluzione del quadro macroeconomico e di finanza pubblica. Per l’attivazione della clausola sulla difesa o per lo scostamento di bilancio, il governo comunque chiederà l’autorizzazione del Parlamento». Il Documento di finanza pubblica arriverà probabilmente verso fine mese, oltre i tempi consueti, perché possa tener conto degli sviluppi della crisi e della verifica dei conti in sede Ue.
Se anche fosse avviata a una soluzione, la crisi scatenata dal conflitto in Medio Oriente ha già prodotto danni. Nel Dfp Giorgetti rivedrà le previsioni di crescita del Pil per il ’26, oggi fissate allo 0,7, «in linea con gli istituti internazionali». Un paio di decimali in meno, e per fortuna che il ’25 si è chiuso abbastanza bene, portando alla crescita di quest’anno una spinta di trascinamento dello 0,3%. Il bilancio pubblico ne soffre. Anche ieri, come ha fatto la premier Meloni nell’informativa in Aula, il ministro dell’Economia non ha escluso che, se la crisi dovesse peggiorare, sia necessaria in Europa una riflessione sulla sospensione del Patto di stabilità. Su questo, ieri è arrivato un altro no dal commissario all’Economia Dombrovskis (che ha aperto a un coordinamento Ue sugli extraprofitti). La Ue dovrà anche rivedere l’attuale quadro regolatorio dell’energia, ha detto Giorgetti, chiedendo la sospensione urgente, almeno temporanea, dei sovrapprezzi sulla produzione di elettricità da fonti termiche «fino al riallineamento globale dei prezzi dell’energia». Nel medio termine restano irrisolti i problemi di fondo dell’economia, come ricorda l’Ocse. «Le tensioni sulle spese legate a difesa, pensioni e cambiamento climatico resteranno importanti, il che complicherà il risanamento», ricorda l’Ocse.
Ieri il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha incontrato i responsabili delle compagnie petrolifere, invitandoli all’applicazione di ogni eventuale riduzione, alla pompa, dei prezzi di mercato (in flessione dopo l’apparente tregua). La premier, ha ricordato Urso alle compagnie, ha evocato ancora possibili misure per prevenire speculazioni sui prezzi, oltre che sugli extraprofitti.