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 2026  aprile 09 Giovedì calendario

Massimo Ranieri parla del passato musicale

E adesso andate via. Anzi, no: rimanete. Perché Massimo Ranieri ha ancora sogni in volo. Mentre altri colleghi annunciano tour d’addio alle scene e si preparano ad appendere il microfono al chiodo, a 74 anni l’artista napoletano continua a girare come una trottola in tutta Italia. Neanche il tempo di chiudere un tour che già ne apre un altro.
L’ultima fatica è Tutti i sogni ancora in volo – E continuano a volare, ripresa della tournée da oltre 600 repliche (l’altro spettacolo, Sogno e son desto, ne ha totalizzate più di 800) che sbarcherà al Teatro Sistina di Roma dal 16 al 19 aprile.
Lo ripete da anni: «Voglio morire sul palco, come Molière. Un palco qualunque. Può essere quello del San Carlo di Napoli come quello di un teatrino di periferia da cento posti. Basta che siano tavole di palcoscenico».
Intanto al Sistina l’aspettano oltre 6 mila spettatori. Che emozione prova a tornare in un tempio dello spettacolo romano?
«Enorme. Quello è il mio teatro. Ci misi piede per la prima volta nel 1971, l’anno de La sciantosa: in prima fila c’era anche lei, la grande Anna Magnani, al fianco della quale recitai in quel film. Avevo appena 20 anni. Alfredo Giannetti, il regista del film, me la presentò una settimana prima dell’inizio delle riprese: “Stasera andiamo a cena, ti faccio conoscere la Magnani”. Le disse: “Questo è il ragazzo che farà Tonino, il ragazzetto del film”. E lei: “Ammazza quant’è caruccio: viè qua, fatte da ’n bacio”. Il primo giorno sul set mi vide seduto a terra e mi chiamò. Mi accennò Reginella: “La conosci questa?”. Immensa».
Cosa vedranno di nuovo gli spettatori, rispetto alle precedenti repliche?
«Ho riscoperto delle canzoni del mio repertorio che non facevo da tempo o che ho cantato solo raramente. Una chicca, ad esempio, è il brano che il grandissimo Ivano Fossati scrisse per me nel 2022, Dopo il deserto. Cantare nel corso della mia carriera le parole di giganti come lui, Bruno Lauzi, Pino Donaggio, Giampiero Artegiani, Giancarlo Bigazzi, Marcello Marrocchi, per citarne alcuni, è stato un privilegio enorme».
È vero che Lauzi le propose di cantare “Almeno tu nell’universo”, ben prima che finisse a Mia Martini?
«Sì. Era il 1980. Bruno si presentò al ristorante dove cenavo vicino al Piccolo, dove quell’anno ero in scena con L’anima buona di Sezuan di Bertolt Brecht, con regia di Strehler. I proprietari vennero al tavolino: “C’è Lauzi, vorrebbe salutarti”. Si fece trovare in cucina: “Massimo, ho una canzone da farti ascoltare”. Era una meraviglia. Ma io avevo chiuso con la musica. Glielo spiegai e finì così. Forse il destino di quella canzone era di aspettare Mimì».
Un’altra canzone che avrebbe dovuto cantare lei era “Come mai” degli 883.
«Io l’ho scoperto solo leggendo recentemente le dichiarazioni di Mauro Repetto, che ha raccontato che lui e Pezzali la scrissero per me. Il problema è che a me quella canzone non è mai arrivata. Altrimenti, figurarsi, l’avrei incisa. Chissà come sarebbe andata a finire. Peccato».

A proposito di grandi canzoni. Milly Carlucci l’aveva invitata a partecipare a “Canzonissima”. Perché ha rifiutato?
«Perché sono all’antica, affezionato alle Canzonissime storiche, che mi hanno dato tutto. Non volevo tradire quel periodo clamoroso. La Rai, proprietaria del marchio, fa bene a riproporlo. Ma quello originale era un format diverso. Io ne so qualcosa, avendo partecipato cinque volte al programma tra il 1969 e il 1974. Era tanto importante quanto Sanremo. La gente a casa davanti alla tv si appassionava alle rivalità. Come quella tra me e Gianni Morandi. Quando nel 1972 lo battei con Erba di casa mia, nell’anno in cui lui gareggiava con Il mondo cambierà, non la prese benissimo: “Hai vinto tu”, mi disse, fermandomi sulle scale del Teatro delle Vittorie. E mi stritolò la mano (ride)».
La Rai ha scelto di affidare il Festival di Sanremo 2027 a Stefano De Martino: se la caverà?
«Sì. È nu vagliuncello, come diciamo noi a Napoli. Andrà benissimo, perché è carino, dolce, bravo, bello e simpatico. Ma io non ci sarò, in gara: l’ho già fatto due volte negli ultimi quattro anni. A ottobre uscirà il mio nuovo album di inediti, prodotto dal grande Gino Vannelli».
Morandi, che il 15 aprile darà il via al suo tour nei palasport, ha promesso che dai palchi non mancherà di parlare di attualità: “Trump e Putin vogliono decidere tutto delle nostre vite: mi disturba”. Lei a quale scuola di pensiero appartiene? Meglio cantare e basta oppure non si può far finta di niente?
«Non si può far finta di niente. Il presente è tragico. Ci sono pazzi al potere. E noi, purtroppo, siamo spettatori inermi. Speriamo che le cose vadano per il meglio».