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 2026  aprile 09 Giovedì calendario

FdI riapre il caso delle mascherine

«I lavori della commissione Covid continuano a far emergere fatti inquietanti sulla gestione della pandemia durante il governo Conte II». A dirlo è la deputata di Fratelli d’Italia Sara Kelany. Ieri è stato ascoltato dalla commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza pandemica l’ingegnere Dario Bianchi, dell’azienda italiana Jc Electronics. «Ha confermato il sospetto attivismo di una persona vicina all’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’avvocato Luca Di Donna. Questi – ha riferito la deputata Kelany – avrebbe garantito a Bianchi, forte del suo supposto rapporto con il premier, un canale agevolato per la vendita di mascherine alla struttura commissariale. Di Donna, tuttavia, avrebbe chiesto come condizione al rappresentante della Jc un contratto di consulenza in suo favore. Bianchi avrebbe rifiutato e da quel momento avrebbe avuto una più insistente attenzione da parte dell’Agenzia delle Dogane sulla merce da lui importata in Italia». «Illazioni? Accuse infondate? Abbiamo un solo modo per fare chiarezza su queste gravi circostanze emerse – aggiunge l’onorevole – Giuseppe Conte smetta di usare la sua funzione di componente della commissione come scudo e accetti l’invito di Fratelli d’Italia a farsi audire».
«Per la seconda volta un imprenditore ha raccontato in esame testimoniale davanti alla Commissione Covid di aver incontrato l’avvocato Luca Di Donna, qualificatosi come collega di studio dell’allora presidente del Consiglio Conte – ha precisato Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia – Di Donna gli avrebbe prospettato di essere in grado di risolvere i problemi esistenti tra lui e la struttura commissariale e di potergli procurare nuovi contratti per la fornitura di materiale necessario a fronteggiare l’emergenza a fronte di un contratto di consulenza con percentuali abnormi sul fatturato, in quest’ultimo caso il 10%». «È inquietante anche quanto l’ingegnere Bianchi ha riferito su ciò che è avvenuto a seguito del suo rifiuto di accettare tale presunta consulenza – ha spiegato Malan – Non solo non ha avuto nuovi contratti nonostante la grande necessità di materiale per l’emergenza, ma ha subito un improvviso cambiamento nei controlli sulla merce fornita per un contratto precedente, che è finita bloccata e non pagata. Addirittura non venivano aperte le pec che l’azienda di Bianchi inviava alla struttura commissariale. Il tutto mentre la struttura stessa acquistava a caro prezzo grandi quantità di mascherine non a norma da aziende cinesi».
È bene chiarire che l’inchiesta della Procura di Roma sull’acquisto di dispositivi anti-Covid commissionato nel 2020 alla società Adaltis è stata archiviata. Al centro dell’indagine per traffico di influenze illecite c’erano gli avvocati Luca Di Donna e Gianluca Esposito.