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 2026  aprile 09 Giovedì calendario

"Piano 41bis": mafiosi e anarchici spostati in 7 carceri

Chi vuole sabotare il piano sul 41bis? La domanda è lecita dopo la fiammata di ipotesi e suggestioni che accostano questa maggioranza alla mafia, proprio alla vigilia dell’adozione di una riorganizzazione del sistema carcerario e il potenziamento del carcere duro: regime che boss, terroristi e anarchici odiano sin dagli anni Ottanta, quando fu chiaro a tutti che i mafiosi riuscivano comunque a impartire ordini da dietro le sbarre e dunque andavano allontanati. Lo sappiamo con certezza dalle minacce lanciate dai detenuti all’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ("ti faremo saltare in aria"), lo confermano le ricostruzioni dell’incontro all’istituto Bancali di Sassari tra una delegazione Pd al carcere di Sassari con l’anarchico Alfredo Cospito, che ai boss Francesco Di Maio, Francesco Presta e Pietro Rampulla (artificiere della strage di Capaci) durante l’ora d’aria prometteva di lottare perché “pezzettino dopo pezzettino si arriverà al risultato” contro il regime speciale, a nome dei suoi sodali: “Non deve essere una lotta solo per me ma per noi 41bis, siamo tutti uguali”. Frasi costate a Delmastro una condanna per rivelazione di segreto d’ufficio ma che rivelano la posta in gioco.
Il Giornale ha potuto velocemente consultare questo piano, secretato in molte parti per motivi di sicurezza. L’obiettivo di questo esecutivo è concentrare in sette penitenziari “dedicati” (dagli attuali 12, in regime “misto") tutti i 810 posti disponibili per i detenuti al carcere duro. Di questi, tre sarebbero in Sardegna (Cagliari, Nuoro e Sassari), gli altri sono stati individuati ad Alessandria, l’Aquila, Parma e Vigevano. Attualmente i reclusi sono 748 (736 maschi e 12 donne). “Toglierli da qualsiasi forma di contatto con altri detenuti è un segnale molto importante”, ci spiega chi da mesi lavora a questo piano.
È stato il parlamentare sardo Marco Meloni il primo a insorgere contro questo progetto, augurandosi che dopo l’allontanamento di Delmastro – che grazie alla sua delega al Dap aveva seguito passo passo il piano – l’accorpamento venga accantonato. A vantaggio dei sardi, è la sua opinione, per evitare potenziali infiltrazioni della mafia”. Ma chi conosce le mosse dei clan è convinto del contrario: “La pervasività in luoghi diversi da quelli di origine è legata alle opportunità di guadagno. L’idea che la povera Sardegna diventi attrattiva per le mafie solo perché ci sono i boss reclusi al 41bis è campata in aria”.
Se partirà il piano denominato Kairos (aggettivo che in greco indica il tempo “opportuno” a differenza di Kronos) lo sapremo solo nei prossimi giorni, quando è previsto lo spostamento dei primi detenuti. “Alla fine si potranno guadagnare circa 300 posti per i detenuti della media sicurezza”, fa notare una fonte del ministero della Giustizia. Come aveva ricordato qualche tempo fa l’allora capo del Dap Francesco Basentini, il penitenziario di Badu ’e Carros è forse l’unico penitenziario che ha la vocazione naturale per ospitare i reclusi al 41bis per la sua ripartizione logistica idonea (celle in fila con di fronte il muro), mentre altri penitenziari come Novara, Tolmezzo e Cuneo – dove i detenuti possono trovarsi l’uno di fronte all’altro e quindi potenzialmente comunicare – sono stati adattati.
"La Sardegna (guidata dalla grillina Alessandra Todde, ndr) è quella che spende meno risorse di quelle che dovrebbe per legge”, osserva la fonte del Dap. Se il piano andasse a buon fine avrebbe meno detenuti di oggi, 2.547 contro gli attuali 3.398. Allora, perché M5s, Pd e la stessa Todde sono sul piede di guerra?