il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2026
Mulè e Molteni smentiscono Amico. Scontro al Senato
Dice di non averci dormito la notte. E al mattino presto ha scritto alle agenzie. La nota del deputato forzista Giorgio Mulè, infatti, poco dopo le 9 di mattina è già online. La reazione è all’articolo delFatto sulle intercettazioni di Gioacchino Amico, esponente del clan Senese, che sosteneva di avere rapporti con alcuni esponenti politici, tra cui Mulè, il sottosegretario leghista all’Interno Nicola Molteni e gli ex ministri Renato Brunetta e Angelino Alfano. Oltre ai rapporti con esponenti di FdI e il famoso selfie del 2019 con Giorgia Meloni. Rapporti che gli permettevano di entrare a Montecitorio. Della vicenda tratterà domenica sera Report.
“Fango allo stato puro. Non sono ‘amico’ di Amico”, dice il vicepresidente della Camera, “ma neppure conoscente: non ho proprio memoria di averlo incrociato, di avergli parlato, men che mai di aver avuto alcun tipo di relazione con lui. Zero, il nulla. Prima di vederlo sui giornali, in un selfie vergognosamente usato contro Giorgia Meloni, ignoravo la sua esistenza. Epperò mi trovo nel mezzo di questo pantano putrido e puzzolente nel quale sono certo sciacalletti e quaqquaraquà inizieranno a nuotare”.
Mulè evoca una sorta di vendetta per il suo impegno a favore del Sì al referendum: “Il conto, puntualmente, mi viene presentato”. Il deputato ieri ha incassato la solidarietà da tutto il centrodestra, ma soprattutto da Forza Italia, compreso il segretario Antonio Tajani, contro cui sta portando avanti la sua battaglia politica nel segno del rinnovamento del partito.
Nel pomeriggio arriva anche la reazione di Molteni: “Non ho nessun ‘caro amico’ che risponda a questo nome. Escludo categoricamente di aver mai intrattenuto qualunque tipo di rapporto con questa persona. Smentisco che l’avvocatessa citata nell’articolo abbia mai fatto parte del mio staff al Viminale”.
Il caso ha fatto scoppiare pure uno scontro al Senato: in commissione Affari Costituzionali, Marco Meloni (Pd) ha chiesto a Molteni conto delle notizie riportate dal Fatto. Da lì è partita la bagarre, che ha obbligato il presidente della commissione, Alberto Balboni, a interrompere i lavori. In Aula Francesco Boccia è tornato sul tema: “Meloni ha posto una domanda politica al sottosegretario Molteni. In Parlamento alle domande si risponde. È un diritto dell’opposizione porre quesiti e un dovere della maggioranza e del governo rispondere. L’unica cosa che non si fa è rispondere insultando”.
Al sottosegretario, nel frattempo, arriva anche il sostegno del suo superiore, il ministro Matteo Piantedosi. “La mia solidarietà all’amico e collega Molteni, vittima di affermazioni infondate e denigratorie. Rigore, senso dello Stato, rispetto delle istituzioni sono le caratteristiche che tutti riconoscono a un politico di assoluta integrità, che ha dedicato tutta la sua carriera istituzionale alla difesa della legalità”, afferma il titolare del Viminale.