lastampa.it, 9 aprile 2026
Kanye West, rivolta contro il concerto in Emilia
Da quando nel 2022 ha divorziato da Kim Kardashian, il rapper americano Kanye West ha un po’ perso la bussola. Non che prima la sua visione del mondo potesse definirsi coerente, ma almeno, si era limitato a supportare Barack Obama, Hillary Clinton, Donald Trump, a dichiararsi ultra-cattolico, a condannare l’aborto e la pena capitale, ma a difendere il diritto di portare armi e il matrimonio omosessuale. Da qualche anno a questa parte, invece, ha cominciato a definirsi nazista, a presentarsi come un seguace di Adolf Hitler e negare l’Olocausto. Lo ha fatto, poi ha ritrattato, dicendo prima di aver voluto condurre un esperimento sociale e poi, di avere subito un trauma della personalità a causa du un vecchio incidente stradale. Ha anche scritto una lettera aperta, che ha spedito al New York Times, dove chiedeva scusa a chi potesse essersi sentito ferito, ricascandoci però sistematicamente, tanto da vestire una maglietta bianca con la svastica nera in mezzo e rispondere alle polemiche che comprensibilmente si erano scatenate, mettendo in vendita il suddetto capo d’abbigliamento a 20 dollari online.
«È la più grande opera d’arte che abbia mai realizzato», disse della T-shirt, facendo un torto, oltre alle milioni di vittime del nazismo, anche alla sua carriera da produttore e cantante hip-hop, che pure qualche pietra miliare di genere l’ha posta. Ora, alla vigilia del tour europeo, questa sua adesione al neonazismo continua a creargli problemi. Perse una fortuna in sponsor all’epoca delle prime esternazioni, ha già perso qualche giorno fa il visto d’ingresso nel Regno Unito a causa delle stesse, dove intendeva cantare al Wireless Festival di Londra ma il governo si è opposto, ed ora a Reggio Emilia, città medaglia d’oro della Resistenza, si alzano gli scudi per impedirgli il live del prossimo 18 luglio, all’Rcf Arena Campovolo, nell’ambito dell’Hellwatt Festival.
«Uno che gira con delle svastiche non è degno di cantare da nessuna parte», ha detto a La Repubblica Adelmo Cervi, precisando che non è tanto perché suo padre Aldo e i suoi sei fratelli a Reggio furono fuciliati dai nazifascisti, in uno degli episodi al tempo stesso più eroici e tragici della nostra guerra di liberazione, non è per la tradizione antifascista della città, è proprio per l’idea di nazismo in sé, che non dovrebbe avere cittadinanza in nessun luogo. Va ricordato che gli attriti tra Kanye West e Reggio Emilia non sono una novità. Già nel 2023 l’artista americano fu protagonista di uno strano andirivieni a proposito di un listening party (un evento di grandi dimensioni, in cui avrebbe fatto ascoltare il suo nuovo disco, senza cantare), che doveva tenerersi proprio nello stesso Campovolo in cui progetta di recarsi a lugli.
Prima, la data fu annunciata con un’aura di segretezza, poi cancellata. Nel mentre, già all’epoca ci furono le vibranti proteste dell’antifascismo locale. La presidente dell’Anpi, Anna Ferrari, ha spiegato: «Lo abbiamo già detto anche in passato: West non deve venire a Reggio. Gli organizzatori del concerto devono assumersi la propria responsabilità». I diretti interessati, per bocca del fondatore e direttore artistico dell’Hellwatt Festival, Victor Yari Milani, hanno risposto: «Hellwatt è uno spazio di libera espressione artistica, aperto alle grandi personalità della musica globale. Con la musica vogliamo unire le persone, non creare divisioni. I commenti dell’artista hanno provocato in passato una reazione legittima, ma vogliamo anche ricordare che a gennaio Kanye West si è scusato in modo formale affermando di non essere un nazista o un antisemita ma di soffrire di un disturbo bipolare».
Dal governo italiano, al momento non ci sono notizie di voler prendere provvedimenti simili a quelli presi in Inghilterra. Intanto, i biglietti per sentire “Yé” a Reggio, restano in vendita con prezzi dai 100 a 600 euro.