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 2026  aprile 09 Giovedì calendario

Meloni e quei numeri sui migranti che non tornano

«Abbiamo siglato accordi internazionali che prima non esistevano, abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo». Con queste parole, pronunciate nell’informativa alla Camera, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rivendicato questa mattina «il cambio di passo» del governo sull’immigrazione. Una dichiarazione però che si scontra con la realtà dei numeri. Stando ai dati, infatti, la situazione non è affatto migliorata come rivendica la premier. Soprattutto sul fronte delle stragi nel Mediterraneo, che hanno visto un aumento esponenziale negli ultimi due anni. E che fanno già preannunciare per il 2026 uno degli anni più terribili per le vittime del mare.
Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) nei primi quattro mesi di quest’anno le morti in mare nel Mediterraneo centrale sono 765, aumentate del 152% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al 6 aprile 2025 le stime registravano 303 vittime a fronte di circa 9000 arrivi, oggi la cifra dei decessi è più che raddoppiata, a fronte di sbarchi ridotti del 30%. L’equazione meno arrivi meno morti non regge neanche al confronto col 2024, uno degli anni record per gli sbarchi sulle nostre coste. Con 12mila approdi nei primi quattro mesi dell’anno si registravano 409 morti, oggi con la metà degli sbarchi le vittime sono raddoppiate.
Le rotte dunque si sono fatte sempre più pericolose: nel 2026 ha perso la vita un migrante su 9 di quelli che hanno preso la via del mare. Mai così tanti. Lo testimoniano anche le due terribili tragedie registrate nelle scorse settimane: il 1 aprile su un barcone rimasto alla deriva per giorni diciannove persone sono morte di stenti, 58 invece sono sopravvissute. Nel giorno di Pasqua, invece, un barcone partito dalla Libia con 110 persone a bordo si è rovesciato e 80 migranti risultano dispersi.
Secondo gli esperti a incidere sull’aumento delle morti nel Mediterraneo non è solo il maltempo, e cioè i due cicloni (Harry e Jolina) che hanno reso le traversate sempre più pericolose. Ma anche l’assenza di un sistema coordinato di soccorso, con l’ong sempre più osteggiate dal governo. I continui fermi delle navi umanitarie, i porti lontani indicati dal Viminale per lo sbarco hanno creato un vuoto nel salvataggio, che sta trasformando sempre il Canale di Sicilia in un cimitero invisibile.