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 2026  aprile 09 Giovedì calendario

La frana che divide l’Italia

L’Italia si è accorta che il Molise esiste. Camionisti, studenti, lavoratori pendolari, turisti, lo hanno scoperto per colpa di una frana vecchia di 120 anni, che si riattiva ogni decennio, che è oggetto di studio nelle facoltà di Scienze della Terra ed è nota ai geologi come una delle più estese d’Europa. Dalle 9,30 del 7 aprile tutti i manuali di geologia avrebbero bisogno di un aggiornamento. Perché quella frana secolare, che qui chiamano in dialetto “la bbestia”, è tornata a muoversi dopo le piogge insistenti di questo aprile crudele e ha fatto strike di infrastrutture. Un fronte lungo 2 chilometri e largo 4 chilometri quadrati che arriva fino al mare ha aperto crepe sulla statale 16 Adriatica e sulla autostrada A14, la Bologna-Taranto, ha spostato i binari della linea ferroviaria e ha spezzato l’Italia in due, nel versante orientale.
«È una situazione devastante – è la cantilena disperata del sindaco di Petacciato, Antonio Di Pardo – perché l’autostrada è stata chiusa nel tratto tra Montenero di Bisaccia-Vasto Sud e Termoli. La strada statale 16, già bloccata dopo il crollo del ponte sul Trigno qualche chilometro a nord, è stata chiusa da San Salvo a Termoli perché mostra cedimenti evidenti. E la linea ferroviaria tra Termoli e Vasto è interrotta perché i binari sono stati deviati dalla frana in diversi punti. A Petacciato 15 case sono a rischio e siamo stati costretti a evacuare cinquanta residenti. Il Belvedere è spaccato e la strada che porta al paese si è abbassata di un metro. Le scuole in provincia di Campobasso sono rimaste chiuse. Ma questa è un’emergenza nazionale, non è solo il dramma di un paese o di una piccola regione».
In moltissimi ieri lo hanno capito a loro spese. Bastava percorrere un tratto della Trignina, la strada che porta dalla costa molisana a Isernia, o della Bifernina, che va da Termoli a Campobasso, per imbattersi in una interminabile litania di camion. «Sono stato costretto a uscire dal casello di Montenero di Bisaccia – grida un camionista sulla Trignina – e dovrò fare un lungo giro fino a Fossalto e Trivento, e poi passare dalla Bifernina fino a Termoli. Devo arrivare a Foggia, mancavano 80 chilometri sulla A14. Ora ne dovrò fare altri 80 in più».
Oltre alla lunghezza della deviazione, è lo stato di queste sedicenti superstrade che preoccupa. «La Trignina e la Bifernina – ammette il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, che è anche ingegnere – sono strade strette, con diversi cantieri aperti, non possono sopportare a lungo un carico di traffico così imponente. Basta un piccolo incidente, come quello accaduto ieri a un Tir sul ponte di Campobasso, per bloccare tutto. La situazione è ancora più drammatica per le strade interne. Sono poco più che mulattiere, rischiano altri cedimenti e crepe. L’ho detto al tavolo del ministero delle Infrastrutture, servono monitoraggi continui e decisioni tempestive per ripristinare le principali infrastrutture. E serve un commissario straordinario per ricostruire il ponte sul Trigno sulla statale 16, con pieni poteri per accelerare i tempi».
Per le auto e i pullman che portano studenti delle scuole superiori di Termoli, e pendolari che lavorano nelle fabbriche della zona, dallo stabilimento della Fiat (doveva diventare una giga-factory, aveva 3.500 dipendenti nel periodo di massimo splendore, oggi ridotti a 1.800 e costretti a contratti di solidarietà) alle industrie farmaceutiche, la viabilità alternativa costringe a passare per paesini con nomi antichi e pochi abitanti, come Palata, Tavenna, Mafalda, costeggiare la grande diga del Liscione, e poi arrivare a Termoli. Devono svegliarsi 40 minuti prima per arrivare puntuali. Sono preoccupati anche in Puglia. Il presidente della Regione, Antonio Decaro, lancia l’allarme isolamento e i possibili cali di presenze nel Salento e sul Gargano. «Il blocco della viabilità adriatica su ferro e su gomma rischia di isolare la Puglia. Siamo a ridosso della stagione turistica, con il prezzo dei carburanti alle stelle, il trasporto ferroviario è fondamentale per lo sviluppo del territorio».
Mentre il presidente del Molise, Roberti, era al tavolo con il ministro Salvini e chiedeva di accelerare l’iter per la gara d’appalto dei lavori sulla frana, il sindaco di Petacciato, Di Pardo, effettuava il sopralluogo sul fronte franoso con il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano e il professor Nicola Casagli, il geologo delle emergenze. «È un delirio – ammette quest’ultimo – perché questa frana è storica, costantemente monitorata, non genera pericoli per le persone, anche grazie alle evacuazioni preventive. Ma lo spostamento di pochi metri ha creato gravi danni alle infrastrutture nazionali. Ho consigliato di andare avanti con la gara d’appalto per la sistemazione del versante, aggiornando i lavori previsti nel bando e allargando il monitoraggio anche sul centro abitato, oltre che sulle infrastrutture».
Le conclusioni della prima giornata di emergenza nazionale sono affidate al capo della Protezione civile, Ciciliano: «C’è la possibilità di riaprire in tempi relativamente brevi l’autostrada, almeno una corsia, e la linea ferroviaria, riducendo la velocità dei treni, ma bisogna essere certi che la frana si sia fermata. Meglio essere cauti, ora sembra ferma, ma aspettiamo l’esito finale degli esami. E poi decideremo».