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 2026  aprile 09 Giovedì calendario

Intervista a Bungaro - su “Fuoco sacro”

“Castello di Taranto. Ornella ospite nel mio concerto, però non era ancora il suo momento per fare capolino sul palco. Mentre sto suonando vedo che esce dalle quinte e all’orecchio mi sussurra…”

Cosa, caro Bungaro?

’Caz…’. E mi fa un gran complimento. Vuole cantare subito. Era impagabile. Chissà che casino starà combinando ora, nel suo cielo.

Tante collaborazioni con Vanoni.

Nel meraviglioso Sanremo di Imparare ad amarsi e non solo. Poi le mille telefonate, quando si sentiva sola e malinconica e io la aiutavo a ridere.

C’è per la sua amica una dedica sontuosa, a quattro mani, in questo suo nuovo album, Fuoco sacro.

È Tempo presente, adattamento in italiano di Todo sentimento di Chico Buarque de Hollanda. Ero andato a registrarla a Rio con Chico prima che Ornella morisse. Eravamo entrambi suoi ammiratori, e quel gigante di Chico è stato d’accordo nell’omaggiarne il ricordo. Ornella era stata la prima a importare in Italia la musica brasiliana.

Lei, Bungaro, è andato laggiù, quindi in Francia e nel suo Salento per inventare un disco-mondo, uno dei più belli dell’anno. C’è il Brasile, Napoli, la Grecia. Ospiti come Chico, Jaques e Paula Morelembaum. Omar Sosa, Jovanotti, Paolo Fresu, Paolo Buonvino, Rakele.

Ci ho messo due anni e mezzo per farlo, non mi interessava la furbata discografica. Avevo il titolo, Fuoco sacro, che mi spingeva a immergermi nel mistero delle cose che creiamo. Quando ho sentito la mia anima pronta sono partito.

Uno dei brani più struggenti è 23 maggio.

Storia karmica. Quella è la data del mio compleanno: nel 1992 ne facevo 28. Amavo Sciascia, Bufalino, la Sicilia. Nel pomeriggio arrivò la notizia della strage di Capaci. Sconvolto, rinunciai alla festa. L’attentato aveva disintegrato il sogno di un Paese onesto. Con gli amici commentammo: ‘Ora tocca a Borsellino’. E pochi anni fa…

Cos’è accaduto?

Il sassofonista Raffaele Casarano mi presenta Matilde Montinaro, sorella di Antonio, caposcorta di Falcone. La farò salire in scena il 26 aprile al mio live all’Auditorium di Roma. Matilde mi aveva chiesto di scrivere un brano sul fratello, ma non mi sentivo all’altezza. Finché, mentre componevo un’altra cosa con gli archi di mio fratello Max Calò, sentii che quella fosse la musica giusta. Chiesi alla Montinaro di scrivere una lettera per Antonio: la sentite nel pezzo. Lei mi aveva passato anche un’intervista fatta a lui 20 giorni prima della morte, dove parla di coraggio e vigliaccheria. Quell’uomo aveva la stessa mia età.

Non finisce qui.

Matilde mi ha fatto conoscere Tony Gentile, il fotografo dello scatto iconico con Falcone e Borsellino. Mi ha detto: non lavoro più, ma tu mi hai riacceso una luce, vorrei farti un ritratto. È nella copertina dell’album.

Con Jovanotti come è andata?

Io e Lorenzo in passato avevamo fatto una versione salentina de L’ombelico del mondo. La stessa vertigine etno-pop-folk l’abbiamo inseguita qui ne La Luntananza. Tra me e lui c’è affinità istintiva. Non è la marchetta con la star, che se vuole ti mangia vivo in un attimo.

La leggenda cubana Omar Sosa?

È venuto in studio in Puglia, sulle prime non lo convinceva il piano da utilizzare su Honolulu. Lo abbiamo riascoltato mesi dopo nel mio trullo a Ostuni, godendocelo. E che dire di Buonvino che imperla sui tasti la mia vecchia-canzone amuleto Guardastelle? O la generosità di Fresu ne Il pallone di cuoio?.

E ora, tour a parte?

Aspiro a entrare nella cinquina del Premio Tenco. C’è un capolavoro di Luigi che eseguo dal vivo, restando ogni volta impietrito per la commozione. Vedrai vedrai racconta la mia storia familiare. Mio padre morì a 42 anni. Prima di andarsene mi disse: vai, firma quel contratto, dovrai penare ma farai la tua strada senza fretta. E io so che mazzo mi sono fatto. Mia madre, per cui scrissi Anna siamo tutti qui, è come quella di Tenco. Faceva la sarta, smise per dedicarsi a noi figli. Le abbiamo sempre detto: passeranno questi anni bui, ce la faremo tutti insieme. E così è stato.