repubblica.it, 9 aprile 2026
Equalize, chiesto il processo per Pazzali
Associazione a delinquere e accesso abusivo a sistema informatico. Sono le accuse con cui la procura di Milano ha chiesto di processare Enrico Pazzali per il caso Equalize, la presunta “fabbrica dei dossier” nata attorno alla società dell’ex presidente di Fondazione Fiera, “zio bello” chiamato dagli altri del gruppo degli spioni di cui è ritenuto il capo. Per la procura le finalità del gruppo delle presunte cyber-spie erano “il profitto, derivante dalla commercializzazione delle informazioni illecitamente acquisite” ma anche “lo scopo estorsivo-ricattatorio, per condizionare e influenzare all’occorrenza soprattutto i settori della politica e dell’imprenditoria” o per “danneggiare l’immagine dei competitors professionali e imprenditoriali” di Enrico Pazzali o dei suoi “’avversarì politici” o “di persone a lui legate”.
Contemporaneamente i pubblici ministeri Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco hanno chiuso il secondo maxifilone d’indagine, sempre per la vicenda Equalize, a carico di altre 81 persone indagate a vario titolo per associazione per delinquere, intercettazioni illegali, intrusione in sistemi informatici di rilevanza pubblica, corruzione per la cessione di dati riservati e calunnia. Tra cui compare ancora una volta anche Pazzali.
L’atto, che prelude ad un’altra richiesta di rinvio a giudizio, segue quello con cui a luglio 2025 è stata chiusa l’inchiesta nei confronti di Pazzali e altre 14 persone indagate per i dossieraggi, fra cui l’hacker-informatico Samuele Calamucci e l’ex carabiniere del Ros e agente dei servizi Vincenzo De Marzio. Alcune di quelle posizioni sono nel frattempo state stralciate in vista di patteggiamenti.
Nella nuova chiusura indagini spuntano nuovi nomi di personaggi famosi spiati dalla banda. Come Christian “Bobo” Vieri, ex attaccante della Juve, dell’Inter e della Nazionale, l’ex agente fotografico Fabrizio Corona, la blogger Selvaggia Lucarelli e Ricky Tognazzi, attore, regista, produttore e primo figlio di Ugo. Stesso dossieraggio per il giornalista di gossip, Gabriele Parpiglia e il volto tv e imprenditrice – ex moglie di Paolo Bonolis – Sonia Bruganelli.
Già noti, dalla prima indagini, le spiate su Paolo Scaroni, ex presidente dell’Eni oggi alla guida del Milan e il cantante Alex Britti. E poi le ricerche, venute a galla dagli atti, su personalità note anche a lui legate e di cui Pazzali avrebbe parlato nelle intercettazioni, come quelle su Ignazio La Russa e i figli, ma non contenute in imputazioni.
Tra gli spiati c’è anche l’architetto Stefano Boeri, vittima di un presunto furto e manipolazione di alcune chat intercorse tra di lui, anche presidente della Triennale e la direttrice generale dell’istituzione culturale milanese, Carla Morogallo: una presunta intrusione nel suo cellulare commissionata, secondo gli atti, da Roberto Cominardi, ex gestore della discoteca Old Fashion, per anni nella stessa struttura della Triennale al Sempione,chiusa nel 2023.
Per la procura è responsabile non solo chi effettuava report e dossier abusivi su oltre 650 tra persone e società ma anche chi li commissionava, che – è il senso – non poteva non sapere che fosse un’attività illecita. Tra le 81 persone, per le quali oggi la procura di Milano guidata da Marcello Viola, ha chiuso il secondo filone delle indagini figurano come indagati Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei figli del fondatore di Luxottica, Fulvio Pravadelli, ex manager di Publitalia, Stefano Speroni, capo dell’ufficio legale di Eni, e Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo e accusato per il caso che aveva riguardato uno presunto spionaggio ai danni di Marcell Jacobs, e poi ancora Cosimo di Gesù, generale della Gdf. Tra gli 81 indagati della seconda chiusura indagini anche il banchiere Matteo Arpe e il fratello Fabio.
Come emerge dall’avviso di conclusione indagini di 118 pagine e per vari reati, tra cui concorso in accessi abusivi a banche dati, Enrico Pazzali, ex numero uno di Equalize, compare come indagato anche in questo secondo filone appena chiuso e con al centro i “clienti” dell’agenzia investigativa.
In una nota del procuratore Marcello Viola viene chiarito che nel caso Equalize, che nell’ottobre 2024 portò ad alcuni arresti tra cui quelli dell’ex superpoliziotto Carmine Gallo, morto nel marzo 2025, e dell’esperto informatico Nunzio Samuele Calamucci – entrambi, difesi dalla legale Antonella Augimeri, collaborarono con dichiarazioni alle indagini – “è stata esercitata l’azione penale” nei confronti di “soggetti ritenuti appartenenti ad un sodalizio dedito ad illecito dossieraggio”. Ovvero è stato chiesto il processo per Pazzali, accusato di essere stato a capo delle presunte cyber-spie e di aver chiesto continuamente report illegali, anche per propri interessi politico-imprenditoriali, e per altre persone. Alcune posizioni, invece, dovrebbero essere state stralciate in vista di patteggiamenti.
Sempre oggi è stato notificato il secondo maxi avviso di conclusione indagini per ipotesi di reato che vanno dall’associazione per delinquere (per altri nomi che non comparivano nella prima tranche) a intercettazioni illegali, intrusione in sistemi informatici di rilevanza pubblica, corruzione per la cessione di dati riservati e calunnia. Sono 102 le imputazioni indicate nell’avviso firmato dai pm milanesi De Tommasi e Fusco e dai colleghi della Dna Antonello Ardituro e Barbara Sargenti.
In gran parte sono casi già noti, con al centro i clienti dei presunti dossieraggi illeciti di Equalize, come quello che avrebbe visto come vittima il velocista Jacobs, due ori olimpici a Tokyo 2020. Il presunto spionaggio sul velocista e doppio oro olimpico Marcell Jacobs sarebbe stato pagato “10mila euro in contanti” e commissionato da Giacomo Tortu, fratello del compagno di staffetta 4x100 Filippo. Lo si legge nel maxi avviso di conclusione indagini della Procura di Milano e della Dna nella seconda tranche del caso Equalize. Nell’imputazione per accesso abusivo a sistema informatico viene spiegato che il presunto hacker Gabriele Pegoraro sarebbe entrato nei telefoni di Jacobs, del manager, dell’allenatore e del nutrizionista per “captare informazioni circa il presunto utilizzo di sostanze dopanti”, attraverso l’analisi delle chat in un periodo che va dal settembre 2020 all’agosto 2021. In particolare, “nell’estate 2021” Giacomo Tortu avrebbe chiesto a Carmine Gallo “l’abusiva acquisizione dei dati e delle conversazioni”. Tortu avrebbe “pagato” attraverso la mediazione di un altro indagato.
Tra gli indagati spunta anche Cosimo Di Gesù che, secondo l’accusa, nel marzo 2020 nella sua qualità di generale della Guardia di finanza, e quindi quale pubblico ufficiale, si sarebbe introdotto abusivamente in un sistema informatico protetto da misure di sicurezza, “acquisendo i dati informativi ivi contenuti, coperti da segreto d’ufficio”, in merito ad alcune società. “Di Gesù – si legge nell’avviso di chiusura indagine – agiva su richiesta di Pazzali, per scopi estranei ai compiti d’istituto”.