repubblica.it, 9 aprile 2026
Svelata la vera identità del fondatore del Bitcoin?
Satoshi Nakamoto, chi era costui? Si tratta dello pseudonimo dietro il quale si è sempre celato, per oltre 17 anni, il fondatore del Bitcoin, la prima e più celebre criptovaluta del mondo. Nel corso dei decenni, a “Nakamoto” sono state associate diverse personalità del mondo hi-tech, un oscuro collettivo di nerd, e altri cento nomi, tra cui uno studente irlandese di crittografia, un ingegnere nippo-americano disoccupato, o il matematico ritratto nel film “A Beautiful Mind”. Mentre altri disparati personaggi si sono intestati il nome, senza mai risultare credibili.
Ora però, dopo un’inchiesta lunga un anno, il New York Times sembra aver scovato il vero “Satoshi Nakamoto”: secondo le ricerche del quotidiano americano, si tratterebbe del grande esperto informatico e di crittografia britannico Adam Back.
Il 55enne crittografo Back, oggi ceo della società di blockchain “Blockstream”, smentisce su X: “Non sono io Satoshi Nakamoto”. Ma il New York Times ne sembra convinto. L’inchiesta è lunghissima, e include anche un incontro tra il giornalista dell’articolo e Back, oltre al setaccio di migliaia di sue email, messaggi e vecchi post online. Tutte tracce che avrebbero portato alla soluzione. Ma ecco i punti essenziali dell’inchiesta.
Per quasi due decenni, il fondatore di Bitcoin “Satoshi” è stato un maestro nel mantenere l’anonimato su Internet, lasciando pochissime tracce digitali. Se non un white paper di nove pagine, apparso in un angolo oscuro di Internet, in cui descrive la sua invenzione del Bitcoin, oltre a numerosi post sul forum Bitcointalk, una bacheca online dove gli utenti si riunivano per discutere il futuro, il software e la filosofia della valuta digitale. Una documentazione che poi si è ampliata notevolmente quando Martti Malmi, un programmatore finlandese che aveva collaborato con Satoshi nei primi giorni di Bitcoin, ha pubblicato un archivio di centinaia di email scambiate con lui. Un carteggio che poi risulterà cruciale al quotidiano, per giungere alla “verità”.
Le coincidenze sarebbero numerose: “Sia il signor Back sia Satoshi erano coinvolti nei Cypherpunks, un gruppo di anarchici formatosi nei primi anni Novanta che voleva utilizzare la crittografia, ossia l’arte di proteggere le comunicazioni tramite codice, per proteggere gli individui dalla sorveglianza e dalla censura governativa”, scrive il New York Times. In una serie di email con altri Cypherpunks alla fine degli anni Novanta, Back suggerisce di creare una sorta di denaro elettronico che avrebbe aiutato le persone a evitare l’interferenza del governo nelle transazioni finanziarie. In queste conversazioni, Back descrive una rete decentralizzata di computer, o “nodi”, che avrebbe continuato a funzionare anche se gli intrusi avessero tentato di penetrare nella “rete”.
Coincidenza: è esattamente così che Satoshi avrebbe progettato il Bitcoin in seguito. “Back avrebbe poi inventato anche Hashcash, un sistema basato sulla risoluzione di puzzle statistici. Propose di combinarlo con un’altra idea di denaro elettronico chiamata b-money, proposta da un altro Cypherpunk. Questa combinazione fu il modello che Satoshi seguì in seguito per creare il Bitcoin”.
Non solo. Back ha conseguito un dottorato in sistemi informatici distribuiti e Bitcoin è proprio un sistema informatico distribuito. “Usava lo stesso linguaggio di programmazione di Satoshi”, continua il New York Times, ed “entrambi erano esperti di sicurezza delle reti informatiche. Back era un esperto di crittografia a chiave pubblica, che Satoshi ha incorporato in Bitcoin. Satoshi e Back condividevano una strana ossessione per lo spam via email e proponevano idee identiche per combatterlo. Dopo aver presentato la sua invenzione, nel 2008, Satoshi trascorse due anni e mezzo cercando di migliorarla”.
Quell’anno, il Bitcoin diviene la prima criptovaluta di successo e Satoshi Nakamoto rimane un partecipante attivo nei forum online e nelle discussioni tra sviluppatori fino al 2011. Quando Nakamoto scompare, letteralmente. Nel frattempo, Nakamoto accumula bitcoin per decine di miliardi di dollari ma il portafoglio di quegli asset non sembra esser stato toccato dal 2010. Anche per questo, la scomparsa di Nakamoto ha conferito al fondatore di Bitcoin uno status di culto tra gli appassionati di criptovalute.
Ma ecco un’altra coincidenza. Prima del 2008, per oltre un decennio, ogni volta che i Cypherpunks discutono online di denaro elettronico, Back interviene quasi sempre. Ma quando Bitcoin viene annunciato alla fine del 2008, il crittografo britannico scompare, per lasciare spazio proprio a “Satoshi Nakamoto”.
Infine, il New York Times ha raccolto gli archivi di tre mailing list su Internet frequentate dai Cypherpunks a cavallo tra XX e XXI secolo. Unendole in un unico grande database, le ha confrontate con le tracce lasciate da Satoshi, e, secondo questa analisi, Back è la corrispondenza più vicina a Satoshi, in termini di scrittura. “Satoshi inseriva due spazi tra le frasi e usava ortografia britannica”, nota il giornalista dell’articolo, “a volte confondeva “it’s” e “its” e terminava alcune frasi con “also”. Scriveva “bugfix” come una sola parola invece che due e “half way” e “down side” come due parole invece che una. Scriveva il sostantivo composto “double-spending” con un trattino anche quando non necessario e gli aggettivi composti “file sharing” e “noun based” senza trattino quando invece avrebbero dovuto averlo”.
Alla fine, secondo il New York Times, “solo una persona tra centinaia di iscritti a quelle tre mailing list corrispondeva a tutte queste peculiarità di scrittura: Adam Back”. Il quale però non ci sta: “Non sono Satoshi, ma fin dall’inizio ero fortemente concentrato sulle implicazioni positive della crittografia per la società, sulla privacy online e sul denaro elettronico”, ha scritto su X in diversi post, “le prove presentate dal New York Times sono una combinazione di coincidenze e di espressioni simili usate da persone con esperienze e interessi analoghi. Ma Satoshi Nakamoto non sono io”.