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 2026  aprile 09 Giovedì calendario

Francesca Lollobrigida parla del lascito delle Olimpiadi

Un piccolo pattino d’oro appeso al collo, insieme a cinque minuscoli cerchi olimpici che dondolano nella catenina. E lunghe unghie azzurre color Nazionale. Francesca Lollobrigida, due mesi dopo. Sul tavolo c’è lo zaino dell’Italia, lei lo guarda intensamente e poi domanda: «Le vuole vedere?». Estrae due scatole di velluto lilla. Dentro, le medaglie d’oro.
Scusi, ma le porta in giro come un panino o una bottiglietta d’acqua?
«Sono i miei talismani. Lo sa che ci sono anche le istruzioni?». Prende un foglietto, sembra quello della lavatrice: «Ecco, qui sta scritto che bisogna tenerle al buio e lontano dall’umidità, si vede che sono fragili».

E a casa, le medaglie dove le tiene?
«Quelle di Pechino, sotto il letto. Ma ora mio marito Matteo mi preparerà una nicchia nell’ingresso, le metteremo lì».

Immaginava tutto questo?
«In inverno ero stata malissimo, avevo i linfonodi gonfi, una brutta virosi. Al massimo, potevo sperare in un bronzo. Ma quando è partita l’ultima batteria dei 3mila e avevo ancora il miglior tempo, stavo asciugando i pattini e non guardavo, non pensavo. Poi, la coda dell’occhio è caduta sul tabellone e ho capito. Mi sono detta: “Io d’oro? Ma scherziamo?”».
Poi quel bambino, Tommaso, dentro tutte le case e tutte le tivù.
«Me lo sono andato a prendere, non c’era niente di preparato, lui voleva la mamma e io volevo lui. Peccato che proprio qualche donna non abbia capito, sui social mi hanno scritto di tutto, “la prossima volta ti porti pure il cane?” ha chiesto una. Semmai il gatto, che non è manco tanto fortunato: gli mancano una zampa e un pezzo di muso».
Due mesi dopo: cos’è, tutto questo?
«Felicità pura, la pace dei sensi. Tornare a Milano mi ha fatto un effetto bellissimo, le piste erano perfette, peccato le abbiano smontate subito, è un destino del nostro sport. Ancora non ho realizzato quello che mi è successo, ed è magnifico svegliarsi al mattino e ripetersi che è tutto vero. Non ho neanche avuto tempo di rivedere i filmati delle gare, soltanto spezzoni che però bastano per farmi cadere la lacrima. Mi sono fatta un mazzo così, niente arriva senza il lavoro».
L’ex presidente della Federcalcio Gabriele Gravina ha detto che siete dilettanti.
«Gli ho risposto con un sorriso: la mancanza di rispetto non merita di più. Io ho disputato quattro Olimpiadi».
Ha deciso se smettere o continuare?
«Ho sempre programmato tutto, anche la gravidanza, e ora voglio un altro figlio. Dopo 12 anni insieme, mio marito ha il diritto di avermi tutta per sé, idem la mia famiglia. Quando nascerà il secondo, che faccio, porto via il fratellino a Tommi e giro il mondo, oppure li lascio tutti e due a casa? Tommaso a volte dice “mamma via no, mamma è mia”. Forse, continuare sarebbe egoistico: 250 giorni all’anno lontano da casa fanno uscire di testa. Ora voglio solo stare tranquilla e pattinare per la gioia di farlo. Ho 35 anni, non mi sento un esempio, non penso di essere niente di speciale: ho solo dimostrato che è possibile fare certe cose e diventare una mamma campionessa. Mi piacerebbe restare nello sport, magari come dirigente perché non avrò mai la pazienza di allenare, mi manca la vocazione. Comunque, sul ghiaccio stacco ancora tutti, eh?».
Lei è diventata popolarissima.
«Non me l’aspettavo, mi fermano per strada, ieri avrò firmato quattrocento autografi. I vecchiettini mi dicono che sono stata perfetta, i bambini vogliono la foto insieme, le nonne mi ripetono che le ho fatte piangere e tutti mi parlano di Tommaso».
Davvero la vedremo a Ballando con le stelle? Non teme di esagerare?
«Mah, il programma lo registrano a novembre, magari ci vado col pancione e dimostro che si può danzare anche così, io che peraltro non sono neanche capace. Sarebbe un messaggio. Ho un filmato dove si vede che pattino a nove mesi di gravidanza, sono enorme e si sente solo la voce di mio padre che urla “smettilaaa!”».
Suo padre Maurizio, allenatore.
«A novembre e dicembre pattinavo e piangevo, sentivo tutti i muscoli compressi. E poi la tiroide, quei battiti strani del cuore… Quando stavo proprio malissimo, e fino a qualche mese fa era stata la stagione più brutta della mia carriera, gli ho detto che non me la sentivo di andare a Milano Cortina per far ridere i polli. Lui mi ha risposto: “Ci vai anche zoppa, sono le nostre Olimpiadi!”. Un suo amico mental coach mi ha aiutata tanto. E quanti chilometri in macchina, da ragazzina, da Roma a Baselga di Pinè per allenarmi, papà guidava, io facevo i compiti. Ricordo il diciottesimo compleanno festeggiato con la signora che ci preparava da mangiare in albergo, io che vado nella cabina del telefono per parlare con casa mia. Ve le ricordate, le cabine?».
La cosa più bella da quando fa sport?
«Il giorno in cui ho portato in pista Giordano, un bambino disabile di nove anni, al “Polar Park” di Roma Sud: gli abbiamo agganciato una specie di pedana sotto la carrozzina, tipo una slitta che se la spingi poi si pattina. È un progetto del mio sponsor P&G, si chiama “Campioni ogni giorno”. Lo sport per amore, altro non serve. Giordano, quel giorno, sorrideva nel vento».
Le cose più strane che le sono capitate in questi due mesi?
«Il re d’Olanda che mi vuole conoscere e mi invita a corte, ci andrò a giugno: per il pattinaggio, l’Olanda è come il Brasile per il calcio. E poi Roberta Metsola, la presidente del Parlamento europeo, mi ha scritto che l’ho fatta piangere: presto conoscerò pure lei».
E il presidente Mattarella?
«Quando è venuto a pranzare al Villaggio, alla vigilia dei Giochi, ho detto a lui e alla figlia: “Se guarderete le mie gare, io sono quella con il cappuccetto azzurro e i pattini rosa”».
Andrete dal Papa, ora.
«Spero in una foto insieme».
Lei ha vinto 16 titoli mondiali nel pattinaggio a rotelle, però non la conosceva nessuno.
«Disciplina bellissima, purtroppo non olimpica. Sono passata al ghiaccio per questo, ma per il mondo delle rotelle purtroppo sono diventata la pecora nera, mi hanno pure fatto fuori dal consiglio federale. Mi ha molto ferito non essere stata compresa. Per anni mi sono allenata e ho gareggiato pagando le trasferte di tasca mia, agli atleti non si può chiedere questo».
Quando ha cominciato a sentirsi campionessa?
«Nel ghiaccio è servito tempo, non è stato facile il passaggio, non è automatico. E non ci sono scuse: il cronometro è sovrano, dice sempre la verità. Alle mie prime Olimpiadi, a Sochi 2014, guardavo il podio e pensavo: ci arriverò mai? In Corea, 4 anni dopo, ci sono andata vicino, e finalmente in Cina mi sono presa un argento e un bronzo e sono stata portabandiera alla cerimonia di chiusura: poteva bastarmi così. Ma a Milano ho vissuto una settimana in stato di grazia, anche se dopo il primo oro non ho chiuso occhio per tre notti».
La sua impresa più grande?
«La seconda vittoria nei 5mila: quel giorno ho corso da sola, superando davvero ogni limite».
Lei sorride prima della gara, non soltanto dopo, se vince: perché?
«Perché sono una persona contenta».