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 2026  aprile 09 Giovedì calendario

Casa del Jazz, il figlio del giudice Adinolfi: «Nessuno mi ha parlato di sospensione»

«Vado ogni giorno alla Casa del Jazz. Ci sono stato anche ieri mattina. Ho visto che stanno lavorando con molto impegno. Nessuno mi ha comunicato niente. Tantomeno il Prefetto». Lorenzo Adinolfi, 47 anni, avvocato, figlio del giudice Paolo scomparso il 2 luglio del 1994 in circostanze misteriose, replica così alla notizia che gli scavi nella Casa del Jazz, iniziati lo scorso novembre per verificare se vi fossero i resti del padre, sono giunti a una stasi. Le forze dell’ordine dovrebbero abbandonare nelle prossime settimane il sito. Prima, in ogni modo, si terrà un vertice con il prefetto per fare un punto sui risultati. Tuttavia, almeno informalmente, trapela che, dalla mattina dello scorso 30 novembre ad oggi, nessun elemento di valore sarebbe stato raccolto.
In assenza di comunicazioni ufficiali, la fiammella della speranza è ancora accesa per il figlio del giudice Adinolfi: «Almeno per me ancora l’ultima parola non è stata scritta. Anche in tempi recenti, ho recepito la disponibilità delle forze dell’ordine impiegate ad andare avanti, se necessario, fino a giugno», dice Lorenzo, che non si rassegna alla mancata verità sulla scomparsa del padre, possibile vittima della «lupara bianca» per le sue indagini scomode negli anni di Tangentopoli e dell’intreccio tra mafie e imprenditorie (qui la ricostruzione completa della vicenda).
Quel 30 novembre dello scorso anno quando la trivella vicino alla foresteria del complesso in viale di Porta Ardeatina, dove fino al 1995 c’era l’abitazione di Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda della Magliana, ha consentito di scoprire un accesso al tunnel, la famiglia Adinolfi ha sentito ravvivarsi la speranza dopo anni di oblio. Da quel momento, quasi ogni giorno, Lorenzo si è recato alla Casa del Jazz per raccogliere anche un frammento di novità che permettesse di chiudere il capitolo più doloroso della storia della sua famiglia con una risposta su quanto successo al padre nell’estate del 1994. Perché ritrovare i resti del giudice, che vorrebbe dire certificarne la morte, è comunque meglio che vivere nell’incertezza.
«Mio padre è stato inghiottito dal nulla», ha detto non tanto tempo fa Lorenzo. Una frase che spiega lo stato di perenne vaghezza da cui è avvolta la sua famiglia in questi trent’anni. L’inizio degli scavi ha dato al figlio Lorenzo la sensazione di essere giunti a un passo dalla verità dopo anni di silenzio. «Serve il supporto dello Stato. Perché stiamo cercando un magistrato, un uomo dello Stato», ha detto l’avvocato Adinolfi la mattina del 19 dicembre scorso. Parole dette, forse, intuendo già quel giorno, dove le ricerche sarebbe andate a parare. Alla casella di partenza: cioè nel nulla in cui Paolo Adinolfi sembra essere stato inghiottito dal 2 luglio del 1994.