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 2026  aprile 09 Giovedì calendario

Festival di Cannes, l’Italia non c’è. E nemmeno Hollywood

Alla grande abbuffata del cinema mondiale non c’è posto per l’Italia. Hanno aggiunto un posto a tavola per il Costa Rica, prima volta alla croisette. Poi nelle varie sezioni troviamo il Nepal, il Kenya, la Somalia, il Libano. Noi non ci siamo. Molta Asia e poca, pochissima Italia a Cannes, anzi quasi niente. Giusto un omaggio (dalla Francia) alla bella stagione di Fellini & C. Alla  conferenza stampa del festival, che lì chiamano cerimonia, il delegato generale Thiérry Fremaux ha commentato: «Vi ricordate quando si diceva che il cinema italiano fosse morto?». Ha aggiunto come se volesse consolarci: «Cannes è divenuta il teatro di una nuova generazione, inclusa quella napoletana, con i film di Paolo Sorrentino, di Valeria Golino, di tutta una giovane generazione di produttori come Nicola Giuliano. Quindi sappiate che siete sempre i benvenuti a Cannes». Infine, il direttore artistico appassionato ciclista ha concluso ironico: «E mi associo al vostro dolore di non vedere l’Italia al Mondiale, ma vi ricordo che anche noi francesi non ci siamo stati nel 1962, nel ’66, nel ’70. Siamo tornati nel 1978 e abbiamo vinto vent’anni dopo». 
Era dal 2016 che l’Italia non restava fuori. Dal 12 al 23 maggio ci si chiuderà nella solita bolla infernale, al centro del cinema mondiale. Non c’è il previsto Nanni Moretti (l’ultimo italiano ad aver vinto nel 2001 la Palma d’oro) con Succederà questa notte. Non c’è nemmeno Alba Rohrwacher, altra habituée alla croisette, per il dramma sociale Un Bon Petit Soldat di Stephane Brizé.
Ma a Cannes sfileranno quasi tutte le star del cinema francese, talvolta con due film. Ecco Marion Cotillard in Roma Elastica di Bertrand Mandico, omaggio ai giorni di gloria del cinema italiano, da Fellini in poi: nel cast troviamo Isabella Ferrari, Ornella Muti e Franco Nero. Cotillard sarà anche in Karma del suo ex Guillaume Canet.
Per i pezzi da novanta, riecco Pedro Almodovar con Amarga Navidad, storia di una donna lasciata durante le feste natalizie dal compagno. La sua musa, Penélope Cruz, sarà in La Bola Negra, su un’opera incompiuta di Garcia Lorca, tra sessualità e desiderio. Dalla Spagna ancora El ser querido di Rodrigo Sorogoyen: un regista (Javier Bardem) e una figlia attrice (Vicky Luengo, che è anche nel cast di Almodovar) dopo anni che non si vedono si ritrovano a girare un film insieme.
Il festival si apre con La Vénus életrique di Pierre Salvadori, voce importante della commedia francese, qui più amara raccontando con i volti di Gilles Lellouche e Pio Marmai, nella Parigi del 1928, di un giovane e celebre pittore che, dopo la morte della moglie, cade in una depressione che gli impedisce di continuare a dipingere, tra la disperazione del suo gallerista.
Hollywood quest’anno, come l’Italia, resta fuori. Bisogna accontentarsi dell’apertura della sezione Un certain regard: Teenage Sex and Death at Camp Miasma di Jane Schoenbrun. Ma polvere di stelle USA cadranno su Barbra Streisand (Palma alla carriera) e John Travolta, che volerà col suo debutto da regista: Propeller One-Way Night Coach, dal libro dell’attore, è ispirato alla sua passione per l’aviazione (volo breve il film dura 1 ora). Steven Soderbergh presenta il documentario John Lennon – The Last interview e Ron Howard quello su Richard Avedon.
Attesa per Fatherland di Pawel Pawlikowski, con Sandra Huller e Hanns Zischler, ambientato all’apice della guerra fredda, racconta il ritorno in Germania di Thomas Mann dopo le macerie naziste. Dal martoriato Iran il grande Asghar Farhadi col suo secondo film in francese, Histoires parallèles, cast di All star con Isabelle Huppert, Catherine Deneuve, Vincent Cassel, Virginie Efira. Deneuve sarà anche in Gentle Monster, accanto a Léa Seydoux, dell’austriaca Marie Kreutzer (ebbe successo con il Corsetto dell’imperatrice, rivisitazione del mito di Sissi).
Fuori gara Her Private Hell del danese Nicolas Winding Refn, mentre per la Palma correrà il giovane talento belga Lukas Dhont (a Cannes ebbe riconoscimenti per i suoi primi due film, Girl e Close) per Coward, tra le trincee della Prima guerra mondiale.
Il veterano Cristian Mungiu (vinse nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni) porta Fjord, il suo primo film in lingua inglese, sulle vicende giudiziarie di una famiglia di immigrati rumeni in Norvegia.
Cinque donne in gara, il 25 percento del totale, «non è una grande quantità, ma per i film in concorso sì», ha chiosa Fremaux, che ha promesso «film di alto livello che mostrano la vitalità della creazione mondiale». Però per l’Italia nessuna bollicina.