Corriere della Sera, 9 aprile 2026
A scuola, Taiwan meglio della Cina
In questi giorni, a Taiwan si discute del viaggio che Cheng Li-wun, presidente del partito di opposizione, sta effettuando nella Repubblica Popolare Cinese, su invito di Xi Jinping. Non succedeva da un decennio che un leader taiwanese guidasse una delegazione in Cina: Cheng è partita da Taipei martedì e verso la fine della settimana dovrebbe incontrare Xi. I vertici del Partito comunista cinese (Pcc) non vogliono avere rapporti con il presidente legittimo dell’isola che intendono annettere, Lai Ching-te: considerano nemici lui e la sua formazione politica, il Dpp. In compenso, mantengono relazioni con il Kuomintang, il partito di Cheng, con il quale nell’ormai lontano passato erano in guerra. L’invito alla politica taiwanese rientra in un’offensiva di Pechino per influenzare l’opinione pubblica dell’isola affinché l’opposizione a una unificazione, oggi molto forte, si indebolisca. Mentre Cheng volava in Cina, però, a Taipei si diffondeva una statistica che, tra tante altre, spiega perché i taiwanesi non vogliono finire tra le braccia del Pcc. Uno studio dell’Ocse ha calcolato che il 60% degli abitanti dell’isola ha un’istruzione elevata di livello superiore alla scuola secondaria (cioè universitaria, di college, di diploma avanzato eccetera). Solo il Canada fa meglio. Dal 2008, il 95% di chi ha un diploma di scuola secondaria entra all’università. Nei test Pisa, gli studenti taiwanesi sono, nella classifica di Paesi Ocse, terzi per Matematica e quarti in Scienze. Nella Cina Popolare, l’istruzione è tenuta in altissimo conto ma la situazione è molto più problematica che a Taiwan. Nella scuola primaria, per esempio, lo standard del governo è di 45 studenti per classe ed è frequente contarne più di 55. La differenza tra città e campagna è ancora elevata: a Pechino la media del numero di anni di istruzione è sopra ai 12,5, in Tibet è 6,75. Nel 2025, l’85% degli studenti di Shanghai che hanno affrontato il gaokao (il difficile esame di ammissione all’università) lo ha superato; nella provincia di Anhui la percentuale è stata del 32%. Ora, Pechino vuole introdurre nelle scuole l’intelligenza artificiale in misura massiccia. Soprattutto, però, per sorvegliare il comportamento degli studenti. Per i taiwanesi, l’istruzione è una ragione in più – oltre a democrazia, libertà, certezza del diritto – per non dare troppo retta agli inviti di Xi Jinping.